lunedì 15 gennaio 2018

Agente di viaggi che fine hai fatto?




Avevo deciso che dopo aver scritto il racconto della breve vacanza a Polizzi Generosa, paese natio di mio padre e dove torno sempre con nostalgia ed affetto, non avrei più scritto nulla su questo blog.



Sentivo che ormai fosse un capitolo da chiudere, una parentesi da riaprire sotto altre forme, sotto altre vesti.


La creatura che avevo messo al mondo nel 2011 era stata concepita per un ideale tentativo di tutelare l'immagine degli agenti di viaggi italiani, una categoria che sembrava, e in parte lo è stato, destinata all'estinzione. 

Nel frattempo quella creatura è cresciuta, e ormai si muove da sola.

Sul blog ho scritto tantissimi articoli (157) e molti di questi, ormai, vivono autonomamente.

Spesso li ripropongo e trovano sempre una vasta eco sia tra i colleghi che tra persone non addette ai lavori.

Le creature quando le hai messe al mondo diventano una parte di te, un tuo anello di congiunzione con il mondo stesso. 

Nel caso specifico il blog "l'agente di viaggi" lo ritenevo un mezzo che ormai avesse fatto il suo tempo, oltretutto essendo abbinato  ad un periodo che si è definitivamente chiuso, dal momento che l'agenzia dove ho trascorso gli ultimi 11 anni della mia lunga vita professionale e anche personale, ha cessato l'attività.

Una delle tante agenzie che pur avendo sempre svolto il lavoro con la massima dedizione, attenzione al cliente, rispetto dei colleghi, non ha potuto reggere una forza d'urto così violenta che ha sommerso diversi punti vendita e messo al tappeto una folta serie di operatori turistici, con tutto quello che ne consegue come riflesso sull'occupazione.

E allora perché al di là delle costatazioni nostalgiche e affettive, sono di nuovo qui?

Per difendere ancora una categoria di imprenditori, di giovani colleghi che hanno creduto di mettersi al servizio di una causa per ritrovarsi, molti di loro, oggi spodestati e sempre più avviliti e amareggiati, da come leggo sui vari gruppi?

Qualcuno mi dirà che sono catastrofico e pessimista.

Lo so bene che ci sono delle realtà che sono riuscite a superare questa crisi che ha investito il nostro settore più violentemente di altri, e queste realtà hanno saputo anche trasformarsi per andare incontro alle esigenze e aspettative dei clienti di oggi, completamente diverse da quelli di ieri.

A queste agenzie va tutto il mio plauso se sono riuscite ad uscirne indenni e rafforzate.

Se sono qui a scrivere di nuovo è perché da quando ho chiuso l'agenzia, cercando nuove strade per continuare a vivere la mia professione con lo stesso entusiasmo e passione, rispettando, però, il bene più caro che abbiamo e cioè noi stessi ( la passione e l'entusiasmo nulla sono se viene a mancare la serenità), ho continuato a chiedermi se avesse ancora un senso definirsi agenti di viaggi o se non fosse arrivato il momento di mettere in soffitta questa definizione per trovarne una più adeguata a quello che è il presente,e soprattutto per quello che sarà il futuro, un futuro che sarà gestito non tanto da noi "vecchi agenti di viaggi", depositari di tanti ricordi belli e nostalgici, nonché di tanta esperienza, ma sarà di chi sta muovendo i primi passi in questo settore e dovrà fronteggiare sfide sempre più impegnative.

A questo agente di viaggi del futuro non sarà sufficiente scriversi una qualifica su un pergamenato bigliettino da visita, come non sara più sufficiente pensare che solo con una foto e una descrizione sul suo profilo social si possa fregiare del titolo di agente o di consulente di viaggi.

Dovrà sempre di più abbinare alle conoscenze tecniche la sua capacità di adattarsi, dovrà sempre di più mettere in campo le doti della creatività, della fantasia.

Dovrà migliorarsi ogni giorno, investendo, anche a sue spese, sulla sua formazione, per non essere uno dei tanti, ma uno tra i primi, e ci dovrà arrivare non svendendo la sua persona, la sua professionalità. 

Ci dovrà arrivare fiero del suo ruolo.

Il pubblico dovrà riconoscere in lui il leader, l'esperto, e i leader sono quelli che conducono le sorti e hanno un valore inestimabile.

La storia è piena di perfetti sconosciuti che sono diventati leader perché hanno trasformato quelle che per altri erano idee, in qualcosa di reale, di concreto, di vendibile.

Oggi la gente cerca il prezzo e lo trova in un secondo, e il prezzo è diventata merce di scambio, svilisce il professionista che cerca di rimanere tale e per andare dietro al prezzo perde di vista il faro che illumina la sua strada, proteggendolo dal rischio di infrangersi contro degli scogli e farsi male.

Se il cliente vuole essere un numero tra tanti numeri ha tanti mezzi a sua disposizione per esserlo. 

In questo vortice infernale anche il professionista rischia di essere un numero tra tanti numeri, fornendo all'ipotetico alleato del momento, sia esso un albergo, sia esso un operatore poco etico, sia essa una compagnia aerea, sia essa una compagnia di navigazione un probabile contatto che domani non sarà più il suo, perché lui da solo non ha la forza di poter fronteggiare le armi in dotazione di chi, invece farà del tutto, in forma diretta o subdola, per portarsi a casa un altro numero, arricchendo il suo patrimonio, da sbandierare nelle varie convention aziendali.

Oggi la nostra categoria è quasi scomparsa nell'immaginario del pubblico.
Altre figure ci hanno soppiantato e sostituito e sono loro ad influenzare le scelte del viaggiatore, sono loro ad essere invitati ai numerosi festival che si svolgono in Italia e nel Mondo per promuovere le destinazioni, o anche solo per dire come si prepara una valigia, riempiendo sale intere di persone che vanno lì ad ascoltare e sono disposte anche a pagare, a comprare il libro che è stato scritto sull'argomento.

Dobbiamo riconquistare, se non tutto, almeno una buona parte del terreno che abbiamo perso, però questa volta non possiamo e non dobbiamo scherzare.

Il mercato non è più quello di ieri che accettava quasi senza batter ciglio tutto quello che gli propinavamo, eravamo noi a dettare le condizioni.

Tutto questo è finito, oggi il mercato ti può distruggere e non serve molto, basta anche che ti scriva una cattiva recensione e come un virus ti ritrovi al tappeto, nonostante hai sempre fatto del tuo meglio.

Il cliente è più smaliziato, più informato (bene o male, ma comunque ha un carico di notizie in più), ti osserva, ti giudica, ti premia e ti condanna, ti mette a dura prova, fai più fatica a conquistarlo, a farlo diventare un tuo alleato, un tuo promoter.

Se vogliamo riconquistare parte di quel terreno perduto, dobbiamo meritarcelo, nulla ci è più dato per concessione divina.

Ho avuto modo di incontrare, durante delle docenze (in particolare presso ACT Accademia Creativa Turismo), tanti giovani preparatissimi. motivati, futuri travel designer.

Hanno creato dei progetti di viaggio fantastici, hanno saputo trovare all'interno di destinazioni più o meno conosciute nuove motivazioni per andarci e su questo ci hanno lavorato da veri professionisti.

Da quando ho chiuso l'agenzia, ho avuto modo di confrontarmi con altri colleghi e colleghe che hanno dovuto prendere la stessa decisione o si accingono a farlo, ho incontrato persone stimatissime che sono state messe alla porta da un giorno all'altro, promoters che avevano perso la voglia di andare avanti.

Eppure con queste persone è bastato poco, è stato sufficiente trovare gli accordi giusti per vedere di nuovo nei loro volti rassegnati un barlume di riscatto, la consapevolezza di avere delle capacità che sono un patrimonio dal valore inestimabile.

Ci sono imprenditori che stanno investendo e stanno puntando sulle risorse umane, coscienti che una persona che sa svolgere il suo lavoro, vale mille volte di più di ogni altra cosa.

Ecco tutto questo, mi fa pensare che dalla crisi, uscirà l'agente di viaggi del futuro, quello a cui noi vecchi agenti di viaggi, saremo orgogliosi di potergli lasciare il testimone perché una professione come la nostra continui ad esistere nel tempo che verrà.

Nel 2011 scrissi su questo blog il mio primo articolo "un mestiere, una passione" non sapendo dove mi avrebbe portato questo blog.

Oggi 15 gennaio 2018 riparto proprio da lì, e continuerò ad amare questo mestiere con la passione di sempre.

Santo David





mercoledì 17 agosto 2016

Polizzi Generosa: il fascino del tempo che fu



Polizzi Generosa. 

Sono appena reduce da un viaggio ricco di emozioni (12-16 agosto) nel luogo da cui tanti anni fa, mio padre partì per il servizio di leva nel "Continente", non potendo mai immaginare come quel viaggio potesse cambiare le sorti della sua vita.
Da quel viaggio nacque l'incontro con mia madre per dar vita ad una lunga storia d'amore che solo la vita stessa ha potuto interrompere.
In questo luogo, come ho raccontato in tanti altri miei racconti, ho vissuto le vacanze da piccolino, quando ancora non avevo iniziato a girare il mondo e quelle vacanze resteranno per sempre nella mia mente, nel mio cuore, dense come sono di ricordi e di forti emozioni.
Allora ad attenderci c'erano tanti parenti e tantissimi amici.
Oggi di parenti ne sono rimasti pochissimi e altrettanto gli amici, per le normali vicissitudini dello scorrere stesso della vita.
Questo però non esclude però il desiderio che rimane nel tempo, di tornare di tanto in tanto a 
Polizzi Generosa.
Volutamente ho scelto di andare in treno
anziché in aereo per ripercorrere quell'itinerario che era per me un viaggio pieno di immagini che scorrevano davanti ai miei occhi di bambino curioso.
Mentre attendevo sul binario che il treno partisse, notavo come quel binario fosse deserto e lo ricordavo pieno di gente, di valigie, di emigranti, di facchini.
Questo a conferma di come oggi i tempi siano cambiati ed il treno, almeno per le lunghe percorrenze sa molto di "vintage".
Eppure mi ha affascinato lo stesso, come allora, starmene nel corridoio in piena notte a guardare le luci delle città della costa calabra che scorrevano veloci ed ho ricordato quando al mio fianco c'era mio padre e ci divertivamo ad indovinare i nomi della stazioni, per ammazzare il tempo.
Oggi il treno corre veloce e non effettua fermate, fino a Villa San Giovanni.

Il passaggio dalla Calabria alla Sicilia è rimasto immutabile nel tempo; una perdita di tempo incredibile, quasi un rito che accompagna i viaggiatori per circa tre ore, tra soste, entrata ed uscita dal traghetto, navigazione tra le due sponde.
Essendo arrivati alle cinque del mattino a Villa San Giovanni, l'agonia è stata ricompensata da una magnifica alba che è stato il miglior modo di farci dire "benvenuti" dalla Sicilia.

Messina Palermo, fino a Patti su due binari e poi su unico binario, è un viaggio bellissimo perché il treno costeggia il mare e vedere il mare nelle prime ore del giorno è qualcosa di magico.
Alle 10 siamo arrivati a Cefalù e abbiamo passato la mattinata a passeggiare per le vie del centro storico di questo incantevole borgo marinaro, gustandoci un ottimo caffè con brioche nel bar di fianco la Cattedrale e mangiandoci dei gustosi arancini a pranzo.

Nel pomeriggio siamo saliti verso Polizzi, riprovando nel tragitto da Scillato (svincolo stradale sulla Palermo Catania) le stesse emozioni che si provavano, ogni anno, quando arrivavamo qui, soprattutto nel momento in cui il paese, arroccato sul suo colle, appare agli occhi del viaggiatore.

Il primo pomeriggio polizzano è stato una prima immersione nei sapori della campagna, ospitati dai nostri parenti che ci hanno deliziato con una cena a base di gustose pietanze siciliane, con prodotti tutti genuini e naturali.

Nei giorni che ho soggiornato a Polizzi, ho cercato di ritagliarmi degli spazi per andarmene in giro a curiosare tra i vicoli, le piazzette, i cortili, ripercorrendo quelle strade percorse tante volte da bambino,con gli occhi dell'uomo maturo che ha avuto la fortuna di viaggiare nel mondo.
In virtù del fatto che uno ha viaggiato nel mondo, senza nulla togliere alle bellezze che il pianeta ci può riservare, questo mio curiosare nelle vie di Polizzi, mi ha riconfermato come noi abbiamo in casa bellezze che tutto il mondo ci può invidiare e, purtroppo, per una serie di cause, su cui ci sarebbe da scriverci un trattato, non vengono valorizzate come si deve, con tutte le conseguenze che ne possono scaturire e che come nel caso di Polizzi hanno visto andar via tante persone in cerca di fortuna in altri luoghi, fortuna che spesso hanno trovato ma c'è anche chi ha visto  fallire i propri sogni.
Case abbandonate, negozi chiusi, quel corso che in questo periodo si riempiva di persone, provenienti da ogni luogo, i "forestieri", oggi quasi deserto, un solo ristorante, qualche bar, aperti e non aperti.

Giri per il paese, e per chi è la prima volta scopre, per chi già lo sa, riscopre chiese piene di storia e ce ne sono disseminate in ogni angolo, palazzi che hanno ospitato nobili famiglie, angoli caratteristici, piazzette e poi quel meraviglioso panorama che ti entra nell'anima e non esce più, ti resta dentro.

Vorrei tornare un giorno a Polizzi e rivedere tutte le botteghe di nuovo in attività, dove sono finite le tante "carnezzerie"? e i "forni" che sfornavano pane caldo a tutte le ore? Le frutterie piene di colori, il calzolaio a cui noi portavamo le scarpe, addirittura da Roma, tanta era la sua bravura, il negozio di fotografie che ospitava anche il centralino telefonico per mettersi in contatto con gli altri, la bottega del sarto da cui partì un giovane Domenico per diventare quello che è poi diventato.

Vorrei che quei palazzi tornassero ad ospitare le famiglie nobili di un tempo, le Chiese si ripopolassero di fedeli, il campo di calcio che stava al Carmine tornasse ad ospitare le mitiche partite, tra cui non dimenticherò mai quelle che erano considerati i derby tipo quando si giocava con la Castellana o con il Collesano, lo stesso campo che ospitava la gimkana e la caccia al tesoro durante la Sagra delle Nocciole, festa che almeno questa resiste nel tempo.
Vorrei rivedere le campagne di nuovo piene di persone che riscoprono la terra e la possono coltivare, consapevoli della ricchezza che questa terra possiede.

Tanti vorrei che dovrebbero portare comitive di turisti a scoprire uno degli angoli più belli e affascinanti della Sicilia e del Parco delle Madonie. riconsegnando a Polizzi il suo fascino, quello stesso fascino che fece si che fu chiamata Generosa.


Ringraziamenti

Chiudo questo articolo con un doveroso ringraziamento ai parenti che ci hanno ospitato e "coccolato" durante i nostri giorni di permanenza a Polizzi, tutti gli amici che ci hanno fermato e salutato, chiedo scusa se qualcuno non l'ho riconosciuto, il signore di cui non ricordo il nome che dentro la Chiesa Madre ci ha accompagnato e spiegato ogni particolare del Trittico fiammingo in essa conservato e chiunque abbia contribuito a farci sentire ospiti di riguardo.
Nel mio piccolo spero di aver contribuito con le mie parole e le mie foto a rendere omaggio alla città di Polizzi Generosa. 
Chiunque voglia mandarmi un messaggio da qui, sulla mia pagina Facebook, su Watsup, sarà per me un piacere rispondergli.
(Santo David)

mercoledì 29 giugno 2016

Turchia ti siamo vicini




Turchia ti siamo vicini.

Cos'altro potremmo dirti, cosa possiamo fare noi contro questa follia pazzesca che irrompe nelle nostre abitudini, nella nostra voglia di viaggiare, nell'inconscio desiderio che ognuno di noi ha di partire alla scoperta del mondo.

Ieri sera, dopo una intensa giornata mi stavo rilassando, pensando alle persone che avevo contattato nel corso della giornata e per la quale avevo organizzato una vacanza, un viaggio.

Nel mentre stato scrivendo una mail, come spesso accade in queste situazioni, lo sguardo va ad una notizia che mi appare sul monitor: l'ennesimo flash d'agenzia a cui, purtroppo, ci stiamo ormai abituando che annuncia "Spari ed esplosioni all'Aeroporto di Istanbul, alcuni feriti".

Incuriosito mi collego immediatamente su SKY dove stanno mandando in diretta le notizie e mi rendo conto che come in altre precedenti situazioni, siamo di nuovo di fronte ad un attacco terroristico su larga scala che provocherà morti e feriti.
Foto R.it

Se ieri dovevamo attendere i reporter che ci davano notizie più dettagliate, oggi, ognuno di noi, con il suo smartphone è un potenziale reporter ed infatti le prime immagini cruente sono state scattate dai passeggeri che si trovavamo lì in quel momento.

E qui mi viene da fare una prima considerazione: dove possono trovare la freddezza e la lucidità in simili frangenti per riuscire a fotografare attimi così pericolosi, così drammatici.
Ormai l'occasionale reporter è diventato più bravo di chi lo fa di professione?

La Turchia si va ad aggiungere alle mete che ospitavano fino a ieri tantissimi turisti, viaggiatori.

Sono, ormai, anni che non riusciamo più a vendere una vacanza a Sharm, in Tunisia, per non parlare di altre mete che attiravano meno persone ma persone appassionate di storia, di cultura, di archeologia come lo Yemen, la Siria.

E questo è il terreno in cui il terrorismo fa più breccia, colpire città, stati che vivono di turismo ma ad essere colpito non è solo il business ad esso legato, è tutto il significato che c'è dietro la parola turismo: la voglia di viaggiare, l'emozione della partenza, l'incontro e la conoscenza di persone diverse da noi per razza, religione.

Turchia, una nazione meravigliosa in cui ho avuto modo di andarci e apprezzare le sue bellezze, il fascino delle sue città, a partire da Istanbul e poi come non pensare a quello che ha da offrire la Cappadocia, un mondo quasi fiabesco.

Bodrum, Antalya e poi tante altre località di vacanza balneare in cui rilassarsi e vivere una bella vacanza, base di partenza per tour più o meno lunghi nel Mar Egeo, in particolar modo vivendo l'esperienza della navigazione in caicco, con o senza skypper.

E che dire di Efeso? culla di civiltà e di storia millenaria.

Istanbul: ci vorrebbero pagine e pagine per illustrare quanto ha da offrire.

Ieri i terroristi hanno voluto colpire uno degli aeroporti più importanti e strategici, porta d'ingresso non solo in Turchia ma anche uno degli Hub internazionali più importanti, dimostrando ancora che si possono mettere in atto tutte le misure di sicurezza ma è quasi impossibile poter prevedere e bloccare simili attentati, specialmente in aeroporti e luoghi così affollati, oppure bisognerebbe controllare tutte le persone che entrano ma questo significherebbe mettere ancora più in ginocchio l'operatività di un grande scalo aeroportuale.

Infatti la Turkish Airlines, compagnia aerea che negli ultimi anni va sempre più riscuotendo il gradimento del pubblico, ha ampliato la rete dei collegamenti, raggiungendo mete di lungo raggio.

Concludo l'articolo manifestando, dal mio piccolo, tutto il cordoglio possibile alla Turchia, alle vittime, alle famiglie delle persone che hanno perso la vita in questo attentato e, unendomi al coro di voci che ogni volta si levano in queste situazioni, spesso pronunciate dagli stessi politici e strateghi di cui alcuni  hanno contribuito ad alimentare la follia terroristica, vorrei dire BASTA ma so bene che resterà una voce inascoltata.






venerdì 27 maggio 2016

The Winner is....



"The Winner is...."

Siamo  così abituati a sentir nominare questa frase nel corso dell'annuale consegna dei Premi Oscar, nella notte di Los Angeles, e mai avremmo pensato di sentirlo dire in una magica serata romana, in una location che pochi di noi, romani e non romani, conoscono: l'Acquario Romano


Tutto questo grazie ad un sogno che si è trasformato in un progetto per poi realizzarsi in "Italia Travel Awards" la notte degli Oscar del turismo.

Dietro ad ogni progetto ci sono delle persone e le persone che hanno trasformato un sogno in un evento sono Roberta D'Amato e Danielle Di Gianvito 

Agenti di viaggi, tour operator, rappresentanze alberghiere, enti del turismo, compagnie aeree, vettori marittimi e ferroviari, assicurazioni, autonoleggi, agenzie on line, tutto il variegato mondo del turismo riunito per una sorta di premio collettivo verso un settore che resta, comunque, uno dei settori più importanti della nostra economia e di quella di tutto il mondo.

Una location veramente esclusiva, una serata che inevitabilmente si è allungata, perché erano tanti i premi da assegnare, le categorie da premiare.

Non ci si è annoiati grazie alla piacevole conduzione di Roberta Lanfranchi


e di alcuni interventi musicali e d'intrattenimento che hanno intervallato la sequenza dei premi

Pur essendoci, inevitabilmente, la suspense del nome che scorre sullo schermo in attesa di decretare il vincitore, pur nella comprensibile delusione del momento per non aver magari vinto, tutto è stato comunque all'insegna di una bella serata in cui ci si è ritrovati tutti insieme, come d'altro canto dovrebbe essere.

Un viaggio, una vacanza, anche se oggi sembra ridotta ad un puro esercizio di prenotazione, spesso ritenuta facile a crearsi, non è solo il momento in cui la vacanza si realizza, è tutto quello che c'è dietro a quella vacanza, a quel viaggio: persone, aziende, organismi, team di lavoro, singoli agenti di viaggi, tutti lì con un unico obiettivo: creare un prodotto che possa far vivere alle persone un momento importante della vita, quale deve essere quello di un viaggio.

The Winner è....la voglia di partire, la speranza di tornare a ritrovare quella serenità di cui il mondo ha bisogno, la possibilità che paesi straordinari come l'Egitto, la Tunisia, il Kenya e tante altre destinazioni, tornino ad ospitare, così come hanno sempre fatto egregiamente turisti provenienti da tutto il mondo e vengano a ritirare il premio che si meritano.


Per il 2016 The Winner is


Grazie di nuovo a Roberta D'Amato e a tutto il suo meraviglioso staff.

mercoledì 25 maggio 2016

Santo David: "chi viaggia ha sempre qualcosa da raccontare"

Grazie a Tiziano che continua ogni giorno ad ispirarmi


Un viaggio è il frutto di una lunga storia.

E' un racconto che inizia anche senza accorgersene, quando nella nostra mente, tra le pieghe dell'anima, in qualche angolo nascosto di noi stessi, si insinua quella voce che ci fa sentire il desiderio di andare, la voglia irrefrenabile di partire.

Un desiderio che ci accompagna per tutta la vita, perché non ci si stanca mai di partire, di sognare una meta lontana, di pensare ad un luogo che sia quel luogo che vorremmo fosse stato creato solo per noi.

La vita stessa è come un grande viaggio.

Quando parti, è come se davanti ai tuoi occhi si presentassero tante strade da percorrere, tanti mondi ancora da scoprire, non sai ancora cosa ti potrà riservare il viaggio della vita, ma sai che comunque è un viaggio che dovrai compiere, ti è stata concessa un'unica ed esclusiva opportunità per poterlo fare al meglio di te stesso.

In questo viaggio si accumulano esperienze di ogni genere. Quel bagaglio che all'inizio era privo di qualsiasi contenuto si va sempre più riempiendo di visi, di incontri, di esperienze, di sorprese, di grandi aspettative, di sogni che si realizzano, di delusioni che  fanno comprendere ancor più tante cose della vita stessa.

Se però sei riuscito a far entrare dentro quella valigia tante storie, queste storie saranno il bagaglio più prezioso per superare anche i momenti più difficili.

Sono le storie che come un amico fedele, come un amore che non ti abbandona, sono lì a ricordarti i tuoi viaggi, il mondo che hai visto, le persone che hai incontrato in questo mondo.

Sono le storie che per giorni e giorni continui ancora a ripetere, perché non ci si stanca mai di raccontare, di condividere un'emozione.
Non ci si può stancare nel leggere sul viso di una persona che ti sta ascoltando lo stupore che sta provando e vederlo lasciarsi andare, lasciarsi accompagnare in un viaggio che a sua volta sta nascendo nel suo cuore, nella sua mente.

Avevo tante storie, tanti racconti, tante cose da dire.

Si erano come disperse su più fronti, si rincorrevano l'una con l'altra, a volte attingevo da una, a volte da un'altra.

E così ho deciso di voler mettere ordine, di riunirle tutte in una grande famiglia che potesse contenere le mie storie e le storie degli altri.

Una sorta di grande album, come quelli che si usavano una volta per raccogliere foto e diari di viaggio.

Un album che contenesse il fascino vintage di cose, ormai superate, e nello stesso tempo desse spazio anche al nuovo modo di intendere il viaggio, alle nuove possibilità che oggi abbiamo di raccontare una storia e di poterla condividere immediatamente, privandoci forse della trepidazione con cui si attendeva il ritorno a casa per poter narrare agli amici il viaggio che si era da poco compiuto.

Da qui l'idea di creare un sito, un blog che questa volta fosse tutto mio, un sito dove metterci letteralmente la faccia.

E' stato un paziente lavoro di raccolta, di cesellatura, fatto sera, dopo sera per arrivare ad un risultato.

Ho cercato di mettere il meglio che potessi e come una storia non finisce mai di dipanarsi, così in questo mio album ci sarà ancora tanto spazio per nuove storie.

Da tutto questo, oggi sono arrivato a condividere con voi il mio personale sito





domenica 1 maggio 2016

Le vacanze di un bambino a Polizzi Generosa

Largo S. Crispino la nostra casa di Polizzi
Non c'erano i treni Alta Velocità, non c'erano i voli low cost, le Maldive erano un puntino sull'Atlante geografico, non esisteva internet, la banda larga, la connessione superveloce, non si chattava, non c'era Facebook....

C'era però una piccola casa in un magnifico borgo delle Madonie, Polizzi Generosa, dove sapevamo che c'erano delle persone care, le quali, ogni estate, aspettavano l'arrivo dei parenti romani.

E così quando si avvicinava l'estate, pur non potendo condividere tutto con l'estrema facilità di oggi, l'attesa dell'incontro, aumentava di giorno in giorno.

Noi qui a preparare la partenza e loro lì a preparare il nostro arrivo.

Io e mio Papà ci sentivamo i responsabili della "gestione tecnica" del viaggio. In me c'erano già i presupposti per quello che poi sarebbe diventato la mia professione. Si doveva andare alla Stazione due mesi prima della data prevista per la partenza, sperando di riuscire a poter prenotare il contingente dei posti a sedere messi a disposizione.

Questo poteva anche comportare il dover tornare più volte in biglietteria finché, io e Papà, potevamo tornare trionfanti a casa con le "prenotazioni dei posti"

Il viaggio in treno aveva qualcosa di "epico" perché quei treni erano pieni, in estate, di persone che avevano lasciato i loro paesi, le loro terre per andare a cercar fortuna in altro luogo ma non potevano mancare all'appuntamento estivo nel tornare nei luoghi natii. Viaggi che spesso comportavano lunghi spostamenti, soprattutto dalla Germania, dal Nord Italia (in particolare Torino) e anche dispendi economici.


Erano gli anni delle "valigie di cartone", degli assalti per prendere i posti a sedere, dei treni superaffollati, a dispetto di qualsiasi norma di sicurezza.


Nei giorni immediatamente a ridosso della partenza, entrava in gioco mia madre che preparava quello che un giorno si sarebbe chiamato "kit da viaggio". Allora questo Kit era composto di panini fatti in casa, acqua, copertine per la notte, asciugamani e saponette per il risveglio e soprattutto il thermos per poterci prendere, durante il lungo viaggio, un buon caffè fatto in casa.

Affacciato al finestrino del treno (allora non esisteva l'aria condizionata), ero affascinato da tutto il movimento di persone che transitavano sul marciapiedi. Ad un certo punto si sentiva il rumore delle porte dei vagoni che cominciavano a chiudersi, il semaforo dava il verde, il Capostazione fischiava e il treno pian piano cominciava il suo viaggio.....e c'era sempre l'ultimo ritardatario che correva appresso al treno e, pur rischiando, riusciva a salire lo stesso.


Per raccontare tutti i ricordi legati al viaggio in treno, ci sarebbe da scrivere un intero volume per poter descrivere le mille storie vissute a bordo di questi treni, le notti passate spesso a chiacchierare nei corridoi, l'alternarsi di persone che salivano e scendevano, l'arrivo a Villa S.Giovanni con tutte le operazioni (questo dopo 50 anni è rimasto uguale!!!!) per "traghettare" verso la sponda sicula, gli arancini alle 5 di mattina.


Il momento più intenso dal punto di vista emozionale era quando si saliva sul ponte esterno: per me bambino era la bellezza della "piccola crociera" (preludio delle grandi traversate che ho fatto poi da adulto) ma per mio Padre e per tutti coloro che stavano tornando nella loro terra era qualcosa di "magico" di "spirituale". Li vedevi guardare estasiati la loro Terra che si stava riavvicinando, erano completamente immersi nei loro pensieri. Su molti visi, compreso quello di Papà, ho visto scorrere le lacrime.

Dopo le fatiche della notte, arrivava il momento più "turistico" di questo lungo viaggio in treno. Da Messina a Palermo il treno costeggiava tutta la Costa Nord della Sicilia e quindi era un tripudio di immagini, di scorci marini, una carrellata di sensazioni ed emozioni. Milazzo, Capo d'Orlando, Patti, Santo Stefano di Camastra, Cefalù, Altavilla Milicia: pescatori che tornavano da notti in mare, contadini che iniziavano la giornata nei campi, i primi bagnanti in spiaggia, navi che si vedevano all'orizzonte, le persone che dalle terrazze delle case ti salutavano.

Quando si entrava nella galleria che precede l'arrivo a Cefalù, mia madre cominciava già a metterci in moto per prepararci alla discesa, ed io non volevo staccarmi dal finestrino....mancava ancora un'ora all'arrivo, ma queste erano le mamme di allora!

Arrivati a Termini Imerese oppure a Palermo, dipendeva da chi ci avrebbe condotto a Polizzi Generosa, dopo i primi intensi abbracci e i primi pianti, iniziava la parte più impegnativa e anche quella più trepidante.

Finché non venne inaugurata l'attuale Autostrada, ci attendeva un viaggio in macchina di circa tre ore, inerpicandoci sulle strade statali e provinciali che portavano verso Polizzi (a distanza di anni questo scenario si è ripetuto perché crollano i ponti!).

Curva dopo curva, ci si avvicinava alla meta e, attraversando le campagne sottostanti il paese, di solito era abitudine suonare il clacson, quasi ad annunciare l'arrivo di altri ospiti di riguardo in un posto che per questo ha avuto l'appello di Generosa, accolti dai saluti di persone che ci riconoscevano.

Ed eccolo apparire lassù: quell'immagine che ogni volta che torni è sempre la stessa, eppure è come se ogni volta fosse la prima volta.
L'entrata nel paese era un tripudio di saluti e quando dalla Piazza del Belvedere, detta "Piano" imboccavamo il corso per gli ultimi metri che ci separavano dalla nostra casa , era come il maratoneta che entra nello Stadio per percorrere gli ultimi metri della sua lunga maratona.

Ad attenderci non c'era il pubblico dello Stadio, non c'erano le medaglie d'oro.

Il premio di quel viaggio erano i parenti, gli amici, i vicini che si erano radunati vicino a quella casa per aspettare i "romani".
Lascio immaginare a voi cosa fosse il momento in cui si scendeva dalla macchina e tutta la stanchezza del viaggio si dissolveva nel calore degli abbracci, nell'emozione delle lacrime.
C'era quasi una sorta di "tragedia greca" in tutto questo, era quasi una sorta di felice caos in cui non capivi più chi stavi salutando se il parente, l'amico, il vicino di casa.

Quella casa era veramente una piccola casa per ospitare non solo i miei parenti, nonni, zii e zie che già ci abitavano, e ancora oggi sono qui a chiedermi come fosse poi riuscita ad ospitare anche noi che non eravamo certo una famiglia di poche persone, ad ospitare anche altri amici e amiche.

Non aveva i confort che oggi andiamo cercando per rendere "unica" la vacanza, eppure in quella piccola casa c'entravamo tutti e stavamo bene tutti.

Non ci si lamentava se l'acqua era troppo fredda o troppo bollente, se il materasso era adatto per la postura, se l'armadio non fosse capiente, se si stava stretti a tavola, c'era chi si appoggiava sugli scalini, chi si attrezzava di fuori, non ci disturbavano i vicini che passavano, anzi entravano pure loro nel caos.

Non dovevamo fare le recensioni su Trip Advisor!!!!

Altro momento che non dimenticherò mai era la "prima passeggiata" nel Corso principale. Chiunque abbia vissuto i ritmi di un paese sa benissimo che c'è tutto un rituale che generalmente inizia intorno alle ore 18 per una prima pausa alle ore 20, per poi riprendere alle 21.30, fino a notte inoltrata.

Dopo aver smaltito la "prima sbornia" di emozioni con le persone più vicine ci si doveva preparare alla "discesa in campo" in un contesto che quando ci andavo io era un posto che d'estate si riempiva di gente proveniente da ogni luogo e quindi potete pensare cosa diventasse quel corso, man mano che si andava riempiendo di persone a passeggio.
Il Corso

La "piccola casa" aveva il vantaggio di essere posizionata nel centro del paese, a 5 metri di piccola discesa sul Corso principale e quindi avevamo anche una percezione visiva del flusso di persone che cominciava a passeggiare.

Avevi quel momento di "indecisione", se scendere o rimandare, ma mentre eri lì a pensare arrivavano le prime voci; "a romano", "a Roma ce cadono li goccioloni" e allora sapevi che ormai non avevi più scampo. Eri stato intercettato e scendevi.

La prima passeggiata, classico andare dalla Piazza del Belvedere alla Piazza principale, era soltanto la prima di una delle ripetute passeggiate andata e ritorno, quasi una sorta di vasca olimpionica nella quale nuotavi senza sosta.

Iniziavi andando sotto braccio con il primo amico e dopo pochi metri il gruppo si era infoltito di persone, e questo gruppo a sua volta incrociava altri gruppi di persone, e tutti questi gruppi più o meno piccoli andavano riempiendo il Corso, le piazze, le botteghe, i bar.

Chiunque ti incontrava per la prima volta ti abbracciava e ti chiedeva: "quando siete arrivati, quando partirete, sei venuto da solo o con chi?". Non era un interrogatorio di polizia, era solo un atto di cortesia e di rispetto verso l'ospite, non c'erano gli smartphone a distrarci da questi semplici ma intensi gesti di amicizia e di affetto, quell'amicizia e quell'affetto che oggi lega tutti quelli che hanno in qualche modo vissuto a Polizzi, in una sorta di grande "comunità" o community per usare i termini moderni, che ha trovato nelle attuali forme di comunicazione lo strumento per mantenere in vita tutti i bellissimi ricordi legati alla vita di Polizzi Generosa.


Le giornate di vacanza scorrevano tra momenti di festa in casa e in strada, grandi mangiate senza stare a preoccuparsi di colesterolo, di ipertensione, tanto c'era la felicità a fare da contrappeso ai rischi della salute e poi non mangiavamo il biologico di oggi, mangiavamo i veri prodotti della natura, il vero kilometro zero, dal contadino direttamente in tavola.


Si passavano intere giornate nelle campagne sottostanti, accolti dai proprietari che mettevano a disposizione le loro case per ospitare le persone, si mangiava, si ballava, ci si divertiva con le cose genuine, il vero Agriturismo, il preludio a forme di vacanza che oggi sono le "nicchie di mercato": il turismo enogastronomico, lo slow-food ecc.

Fenomeni atmosferici che davano e continuano a dare a Polizzi degli scenari che ho ritrovato a Tenerife, quando guardando dal finestrino del bus che ci portava sul Teide, il vulcano dell'isola, sembrava che la nebbia fosse sotto di noi. Quanti oggi sanno che per questo fenomeno non c'è bisogno di andare così lontano, basterebbe andare a Polizzi Generosa!


Mi ricordo anche che mi piaceva girare da solo alla scoperta dei vicoli, delle piazzette, delle fontane, delle chiese, dei palazzi storici di cui è pieno Polizzi (in uno di questi "Palazzo Notar Nicchi, a ridosso della nostra piccola casa, ebbi modo di entrare grazie ai miei zii che ci lavoravano come camerieri, affascinato dalla mobilia, dagli arredi, Palazzo oggi ristrutturato e pronto ad accogliere ospiti internazionali),

Anticipavo già quello che poi mi sarei ritrovato a fare nelle città d'Europa e nel mondo.

Potevo camminare e perdermi per le vie del paese in totale tranquillità, non c'erano i rischi di essere investiti da un "pirata della strada", non c'erano gli "orchi" di cui sono piene le cronache di oggi e comunque sia, il paese sapeva chi fossi e quindi non mi sarei mai trovato in difficoltà.

Mi divertivo a passare davanti le case e sentire il bisbiglio delle donne,  sedute sugli usci delle case, le quali tra loro si chiedevamo chi fossi per poi sentir dire "u figghiu di Moffo Palazzo" (il figlio di Gandolfo, nome originario di mio padre, tradotto in polizzano e Palazzo era l'appellativo dato alla nostra famiglia).

Ci sarebbero tantissimi altri aneddoti da raccontare: le trasferte per seguire la squadra di calcio quando andava a giocare nei paesi vicini e le risse che, a volte, ne conseguivano; le feste religiose che ancora oggi sono momenti di alta intensità; la Sagra delle Nocciole con la sfilata dei carri lungo il corso e il lancio dei sacchetti con le nocciole, vanto di questo paese, forse non sfruttato come avrebbe dovuto essere; la Festa del Santo Patrono e l'attesa di conoscere quale sarebbe stato l'artista che avrebbe tenuto il concerto nel palco posto nella Piazza del Belvedere.

Ricordi indelebili che ancora oggi a distanza di anni, pur avendo avuto modo di visitare nel mondo tante città, tanti luoghi, restano i ricordi più forti perché in questi ricordi c'è l'infanzia, la famiglia, l'amicizia, il rispetto delle persone, il sano vivere, la semplicità di un gesto.

Con questo mio articolo ho voluto rendere omaggio a Polizzi Generosa, da quella casa uscì quell'uomo che venendo a Roma conobbe una donna fantastica e da quell'unione sono nato io che oggi posso scrivere queste parole.

Ringrazio gli autori della pagina Facebook Polizzi Generosa per aver esaudito il mio desiderio d'inserire nel loro album fotografico anche una foto che ritraesse quella che un giorno fu la nostra casa nel paese, oggi venduta ad altra famiglia.

Ringrazio tutti coloro che si prodigano tutti i giorni per diffondere e far conoscere al mondo le bellezze di Polizzi.

Un tributo particolare ai fotografi e alle fotografe che hanno realizzato alcune delle foto che compaiono su questo articolo.

Quelle che seguono sono solo una selezione di alcuni scatti fatti da me durante il viaggio che ho effettuato a Polizzi nel periodo dal 13 al 17 agosto 2016

http://manyaraviaggi-santo.blogspot.it/2016/08/polizzi-generosa-il-fascino-del-tempo.html

































domenica 17 aprile 2016

Partire per un nuovo viaggio



"Il mio mestiere è vendere viaggi e lo faccio da più di trent'anni. 
Spesso mi viene chiesto quale sia stato il più bel viaggio che abbia fatto finora? Sinceramente ho viaggiato abbastanza ma c'è ancora tanto, tanto da vedere e scoprire e ogni partenza mi ha sempre lasciato dentro qualcosa, un semplice ricordo, una forte emozione, delle immagini, dei sorrisi, dei sapori.
Ritengo, invece, che il più viaggio più profondo ed intenso che ho compiuto ed ognuno di noi dovrebbe fare, è il viaggio dentro se stessi, alla scoperta delle proprie paure, dei limiti che ci frenano nel raggiungere i sogni.
Un viaggio in cui pian piano si scende sempre di più in profondità e porti a galla di tutto: inibizioni, emozioni represse, obiettivi lasciati morire, insoddisfazioni, ansie, preoccupazioni e allora scatta quel qualcosa che ti dà la forza, il coraggio per rimettersi in pista, per rientrare in gioco e torni più forte, più consapevole, con un desiderio fortissimo di vivere la vita e gustartela giorno per giorno"

Queste la parole che scrissi nel primo articolo dell'altro mio blog "Come in un Diario"

Oggi, alla luce di quanto accadutomi negli ultimi mesi, queste parole sono ancora più attuali.

Terminata un'ulteriore difficile stagione estiva in cui, comunque si era riusciti ad ottenere un buon risultato, seppur a costo di un forte dispendio di energie, mi preparavo ad affrontare la stagione autunnale, consapevole che non sarebbe stata una "passeggiata di salute".

Il mondo è purtroppo soggetto alle imprevedibilità di folli sanguinari che in un attimo riescono a portare morte, distruzione, panico, in luoghi frequentati da tutti noi, spesso sono i luoghi in cui si spostano centinaia di persone per muoversi in quello che dovrebbe essere il mondo di tutti.


Parigi si trasforma in uno scenario di guerra e tutti i propositi,. i progetti che si possono pensare di portare a termine nelle proprie agenzie, diventano solo delle chimere se rapportate al desiderio della gente di continuare a viaggiare, desiderio che però viene messo in un angolo, in attesa di "tempi migliori", perché la paura è più forte di ogni sogno.

Situazioni che già sono compromesse da una crisi economica che si protrae da tempo,  la concorrenza spietata di altre forme di distribuzione turistica, realtà inevitabili in un mondo ipertecnologico e globalizzato,  il non riuscire a metabolizzare i cambiamenti in corso, si amplificano e rendono ogni giorno che passa una goccia in più nella fatica di resistere.

Il fisico e il morale sono sempre più debilitati, e come una casa che si regge su fondamenta non solide viene giù, anche le persone crollano e si ritrovano in situazioni che mai avrebbero pensato di dover vivere, eppure ci si ritrovano dentro.


La notte non riesci più a prendere sonno e anche quando ti addormenti, ti svegli, pensi che siano le sei del mattino successivo, guardi l'orologio e ti accorgi che hai dormito solo un'ora. Provi a riprendere sonno, ti giri e ti rigiri nel letto, ti fai una tisana, leggi qualcosa....niente da fare!

La mattina successiva cerchi di darti un tono e vai in agenzia ma quello stesso luogo che era la "tua tana, il tuo rifugio" diventa quasi un incubo, arrivi quasi a odiare quei cataloghi che parlano di vacanze, di terre lontane. Vorresti chiudere e andartene ma dove andare se in qualsiasi luogo vai senti dentro di te la noia, l'ansia, l'angoscia.

Il malessere cresce e diventa un fiume in piena, straripa e non c'è più diga che lo contenga.

Le prime persone che ti sono vicine sono le persone care: la famiglia, gli amici più stretti, i collaboratori o le collaboratrici che stanno vivendo lo stesso percorso e vorrebbero non vederti più in uno stato in cui non ti hanno mai visto.

Vorresti negare a te stesso e a chiunque ti conosca questo tuo malessere, quasi come se fosse una malattia da tenere nascosta e cerchi di nasconderlo anche quando ti ritrovi davanti a quella persona che di  mestiere aiuta gli altri a ritrovare se stessi, ma la sua preparazione è più forte della tua capacita di bluffare. 

Questa persona diventerà, almeno per un periodo della vita, il tuo consigliere, il tuo mentore, una sorta di "angelo custode" che ti porterà a ritrovare dentro di te quelle energie che pensavi fossero perse per sempre.


E' come una macchina che si è ingrippata e ha bisogno di un tagliando di verifica.

Sorgono tutte le domande inutili e distruttive che si possono fare in queste situazioni:
"e ora che mi metto a fare?", "tutto quello che ho fatto finora mi ha portato a questo risultato" "ho paura del domani!"

Sono solo una parte delle domande e dei dubbi che mi hanno assalito e mi hanno messo al tappeto e poi arriva il momento in cui ti trovi davanti al bivio, un bivio che, tutti, chi per un motivo chi per un altro, ci troviamo ad affrontare e ci troveremo ad affrontare negli inevitabili saliscendi della vita, quel bivio in cui hai solo due possibilità: o sprofondi rischiando di andare sempre più giù in percorsi sempre più oscuri, oppure consapevolizzi che dietro il buio ci sarà sempre la luce.

E' difficilissimo staccarsi dalle proprie storie personali, lasciar morire quel luogo a cui hai dato tanto, pensare di dover tirare giù per sempre quella serranda che hai tirato su tante volte e a volte non ti andava di tirarla su per non doverti incontrare con un cliente, quel cliente che oggi ti manca.

Andare avanti però in storie che non hanno più alcuna ragione di esistere, per cui portarle avanti sperando in un domani migliore, è un modo di farsi ancora più del male e la prima persona a cui non si deve mai fare del male è la propria persona.

In questo periodo mi sono inevitabilmente confrontato con altri colleghi, con altre colleghe e devo dire che ho trovato tanta solidarietà da parte di persone più o meno conosciute.

Persone che mi hanno incoraggiato, colleghi che mi hanno detto di non preoccuparmi perché una soluzione l'avremmo trovata e in questo ho avvertito la stima immensa che chi mi conosce ha verso di me.

Mi sono arrivate parole di grande affetto da colleghi e colleghe che forse mai avrei pensato di ricevere, anche titolari, uomini e donne, di agenzie che fino al giorno prima erano in "concorrenza" e le loro parole non erano parole di circostanza ma parole dette con il cuore.

Ho condiviso le mie preoccupazioni, le mie ansie, le mie domande con chi sta vivendo lo stesso percorso e spesso sono persone che hanno la mia stessa età, ritrovandosi a 55 anni in quella "terra di nessuno" 
Per lo Stato sei un fantasma e anzi lo Stato ti continua a vessare, a chiederti il conto, anziché darti, intanto, una mano.

Ho conosciuto giovani titolari di agenzie di viaggi, pieni di energie da spendere, con la voglia dentro di fare ancora grandi cose, persone in cui mi sono rispecchiato, giovani che si avvicinano a me con il rispetto che pensano di dover elargire a chi prima di loro ha vissuto in questo nostro mondo di "agenti di viaggi" che oggi si chiamano "consulenti di viaggi", ma poi la sostanza non cambia.

A gennaio, pur se ancora debilitato, ho svolto delle docenze in un importante centro di formazione per un master di tre giorni consecutivi per preparare gli iscritti al corso alla professione turistica. Entrare in aula e trovarmi di fronte una trentina di giovani con la loro voglia di apprendere mi ha ridato la spinta giusta per ripartire ed è stato bello farmi le foto con loro a fine corso ed averli oggi come miei amici sui social.

E poi come non pensare ai tantissimi clienti, a cui a volte rivolgiamo pensieri non tanto eleganti, che quando hanno saputo che avremmo chiuso l'attività, mi sono state vicino e mi hanno esortato a "non lasciarle", alcuni addirittura mi hanno abbracciato e quasi quasi stavano piangendo.

Se ho scritto questa sorta di "pubblica confessione" non l'ho voluto fare con l'intento di autocelebrarmi. 
Nel nostro settore già siamo pieni di personaggi che continuano inesorabili a glorificarsi, pur avendo fatto più danni che bene.

Se l'ho fatto  è perché so che la stragrande maggioranza di noi sta attraversando momenti difficili e complicati.  Ne ho avuto prova parlando con molti di voi, leggendo i commenti e i post sui social.
Molti provano imbarazzo, provano un senso di sconfitta a dire la verità ma io credo che proprio in questi momenti di crisi si debbano mettere da parte gli steccati, le stupide invidie, le chiacchiere da bar e trovare la forza, il coraggio di aprirsi a nuovi scenari, a nuove collaborazioni, integrando esperienze, professionalità, competenze, talenti evidenti e nascosti, scoprendo che magari anche il tuo stesso vicino  possa diventare un alleato, andandoci  a riprendere quella fetta di mercato che abbiamo perso , anche a causa di questa nostra frammentazione e polverizzazione.

Se queste mie parole possono aiutare anche una piccola parte di voi a ritrovare l'energia per andare avanti, per cambiare direzione, per rinnovarsi, per rinascere, ho colto il bersaglio.

Se qualcuno le leggerà con la puzza sotto il naso, ci sono sempre dei fazzolettini per non sentire la puzza.

A tutti voi con affetto e grazie sempre per la stima, da Santo