sabato 3 aprile 2021

La seconda Pasqua...in rosso



Lo scorso anno, quando per la prima volta nella nostra vita ci fu impedito anche di poter andare in Chiesa a celebrare una giornata così importante soprattutto per i credenti, accettammo anche questa limitazione, innanzitutto per il rispetto dovuto alle tante persone che erano state violentemente colpite dal virus, e di tutto il personale sanitario che stava combattendo una battaglia quasi a mani nude.

Non sapevamo ancora nulla di definito su questo maledetto nemico che era entrato nelle nostre vite, facendoci sentire fragili e indifesi.

L'estate ci aveva portato in uno stato di eccessiva ebbrezza, alimentata anche da messaggi che ci arrivavano e ci davano l'illusione che l'incubo fosse finito.

Ci accorgemmo ben presto che quella che sembrava fosse la fine, non era altro che l'inizio di un nuovo percorso da cui ancora non siamo usciti.

Le nostre Istituzioni spesso ci offrono la sensazione di navigare a vista e di aver perduto il timone necessario a far traghettare la nave in un porto sicuro.

Noi stessi abbiamo consumato gran parte dell'energie necessarie a tenere in piedi quella resilienza di cui tanto si è parlato in questo lungo anno.

Anche per questa Pasqua, che tutti auspicavamo diversa, ci ritroviamo confinati nelle nostre abitazioni e ci viene permesso il minimo indispensabile.

L'Italia, spesso criticata, ha la grande capacità di tirare fuori il meglio di se stessa nei momenti più drammatici e saprà mantenere fede a questa sua caratteristica anche in questa Pasqua 2021.

Non mancheranno scene di persone che saranno meno rispettose degli obblighi che ci sono stati chiesti e probabilmente i media focalizzeranno l'attenzione mediatica su queste persone che pensano di essere dei gran furbi e forse molti di questi presunti furbi non hanno mai messo piede in una terapia intensiva o non hanno mai avuto un loro caro in fin di vita dentro un ospedale.

La stragrande maggioranza del popolo italiano dimostrerà il suo valore.

E' ancora un grande sacrificio che dobbiamo assumere a testa alta, perché possa essere veramente l'ultimo sforzo che ci viene chiesto di fare.

Mentre la gente comune si sacrifica per il bene di tutti, il Governo, le Istituzioni, facciano il loro dovere fino in fondo, mettendo da parte beghe politiche e mettano in atto tutte le misure necessarie per mettere in sicurezza sanitaria, economica e sociale la nostra cara Italia.

Speriamo anche che questo possa avvenire in ogni angolo del mondo.

Ognuno di noi ha messo in attesa i suoi personali desideri: tornare a vedere uno spettacolo al teatro, assistere alla proiezione di un film dal grande schermo di una sala cinematografica, tornare ad allenarsi in palestra, andare a cena fuori, ritemprarsi in un centro benessere, ascoltare un concerto, tornare sugli spalti di uno stadio o di un palazzetto per tifare la squadra del cuore.

E ovviamente abbiamo tutti il grande, irrinunciabile desiderio di poter tornare a viaggiare.

Il traguardo è quasi vicino e ci sono già dei primi segnali che ci fanno sperare bene.

Con l'augurio che questa Pasqua ci porti definitivamente verso una nuova alba, invio a tutti voi i miei più sentiti e sinceri auguri.




sabato 13 marzo 2021

Un anno in attesa di...ripartire




Era marzo 2020 e il nostro paese, prima di tanti altri, si trovò catapultato in una situazione che nessuno di noi avrebbe mai potuto pensare di dover vivere.

Le nostre libertà condizionate, limitate. 

Eravamo consapevoli di dover accettare quel sacrificio in cambio di una libertà che ci era stata tolta per causa di un virus, arrivato da molto lontano.

Giornate, pomeriggi, sere, nottate nello spazio delle mura domestiche.

Abbiamo esorcizzato le paure con la creatività tipica italiana, improvvisando show sui nostri balconi, affacciandosi alle finestre, uscendo nei nostri giardini.

Le ore 18 erano diventate una sorta di happening per cantare, ballare, suonare, stendere bandiere con la scritta "andrà tutto bene".

Le televisioni continuavano a mandare in onda servizi angoscianti.

Una pletora di personaggi fino allora sconosciuti alle masse, diventavano sempre più famosi, sostituendosi ai personaggi televisivi a cui eravamo abituati, anche essi stessi relegati nelle loro case.

Le nostre abitazioni si sono trasformate in palestre, scuole, uffici, sale da ballo, scuole di cucina.

In televisione repliche di trasmissioni del passato che ci hanno riportato indietro nel tempo.

Nel frattempo non eravamo più soli a combattere questa battaglia. Si era unito a noi la gran parte del mondo.

Arrivò l'estate e la sensazione di avercela fatta, avvalorata anche dalle decisioni prese a livello istituzionale, ci dettero un senso di esaltazione euforica che da lì a poco ci fece ripiombare nell'incubo.



Ci ritrovammo nella "seconda ondata" in un'Italia già barcollante, e dopo mesi di chiusure per non dover richiudere tutto, la nostra Italia fu colorata di giallo, arancione, rosso.

Colori che in un tavolozza di un pittore creano un capolavoro, ma in questo caso distinguono il grado di pericolosità del contagio.

Dall'inizio della pandemia i grandi luminari della scienza ci hanno detto che insieme alle norme di comportamento per evitare il diffondersi del virus, l'unica speranza per uscirne fuori, sarebbero stati i vaccini.

Ci veniva anche detto che diverse aziende farmaceutiche stavano lavorando sulla produzione del vaccino e occorreva del tempo per gli studi preliminari, ma entro la fine dell'anno i vaccini sarebbero stati a disposizione.

Alla fine del 2020, è iniziato il balletto dei grandi annunci, quasi una sorta di "letterina di Babbo Natale" che ci faceva intravedere la possibilità di poterne venire fuori nel giro di pochi mesi.

In televisione scorrevano le immagini dei Tir e questa volta non erano carichi di bare, come quelli della buia notte di Bergamo. 

Erano pieni di vaccini, viaggiavano scortati dalla polizia per il loro prezioso carico.

Siamo arrivati a marzo 2021 e da lunedì 15 marzo, la maggior parte della nostra Italia ripiomba nel colore rosso. 

In tutto il mondo il virus la fa ancora da padrone.

In tutto questo contesto, è un anno che il mondo del turismo è inevitabilmente al palo.

Anche noi che di turismo viviamo, abbiamo rimandato di mese in mese le nostre speranze di poter tornare a fare quello che è nel nostro DNA: creare idee di viaggio, confezionarle in un prodotto, e fare in modo che più persone possano usufruire di un bene così prezioso come è il viaggiare.

Un bene di cui ne sentiamo forte la mancanza e che vogliamo tornare ad avere.



Se oggi dovessi fare delle previsioni, francamente non me la sento più di fare pronostici su quando si potrà tornare a viaggiare e di come lo si potrà fare.

Questo non vuol dire che si debba rinunciare al desiderio che è comunque presente, alla speranza che alimenta il desiderio, alla certezza che desiderio e speranza possano tornare ad essere delle certezze.

Probabilmente per l'estate e l'autunno, le misure restrittive, l'intensificarsi della vaccinazione, le decisioni che saranno prese anche a livello comunitario europeo al fine di salvaguardare la salute e anche le economie dei paesi membri, dovrebbero far sì che si possa viaggiare nei propri territori e in quelli più vicini.

Estate e autunno che rappresentano due ideali stagioni per poter viaggiare nell'area mediterranea.

Questo vuol dire per noi italiani essere avvantaggiati, perché viviamo in un territorio che ha un immenso patrimonio e pertanto può essere meta di un viaggio, di una vacanza in totale serenità e sicurezza per sé e per gli altri.

Sono state create delle nuove soluzioni di viaggi per andare incontro alle esigenze nate a seguito del Covid, come per esempio i self drive, in cui si possono effettuare degli itinerari con la propria auto o con auto noleggiata, usufruendo di servizi alberghieri e di un servizio di guida turistica che funge anche da assistenza nei luoghi toccati dal percorso.



Gli Stati a noi vicini e mi riferisco alla Spagna, al Portogallo, alla Croazia, alla Grecia, a Malta, stanno attuando tutte le possibili misure per poter ricevere ospiti, dando loro modo di trascorrere una vacanza in sicurezza.

Le navi da crociera, seppur con meno itinerari e alcuni di essi modificati per ovvie ragioni, garantiscono un livello di sicurezza, testato in prima persona dallo stesso Ministro del Turismo Garavaglia nel corso della sua visita a bordo di MSC Crociere.



Alcuni importanti tour operator come il gruppo Alpitour, la Veratour e Settemari hanno intrapreso un'operazione congiunta per proporre dei "corridoi turistici" con voli e hotel "Covid free" per le Canarie, destinazione molto bella per il mare ma anche per il suo ambiente e per le tante esperienze che si possono avere.

L'invito che me sento di fare è quello di prendere contatto con il vostro consulente di viaggi e insieme al professionista, valutare quale potrebbe essere la vacanza fattibile, farsi spiegare bene le modalità per poterla usufruire in serenità e sicurezza.

Gli stessi professionisti v'informeranno per tutto quello che riguarda le politiche di prenotazione ed eventuali successive modifiche/cancellazioni, premesso che sia i tour operator che i singoli fornitori di servizi turistici, applicano la massima flessibilità.

Il consulente vi darà conto delle polizze assicurative comprese e non comprese e insieme a voi studierà i "pacchetti assicurativi" più adatti alla vostra specifica situazione.



In una situazione così complessa e delicata, fare da soli potrebbe essere una strategia che può rivelarsi improduttiva nel momento in cui si avessero delle difficoltà da gestire.

Meglio affidarsi ai professionisti e a proposito di professionisti, ci tengo a precisare che specialmente in quest'anno terribile, si è dato molto risalto, alla figura del consulente di viaggi.

Una figura che sembra essere uscita dal cilindro di un mago, seppur è una figura che esiste da sempre, in quanto chi da anni esercita la professione di agente di viaggi (figura professionale da sempre contemplata tra le figure professionali riconosciute a norma di legge) è un consulente per il suo cliente e lo è per la materia turistica.

Essere agenti di viaggi e/o consulenti non lo si diventa solo per avere seguito un corso, per aver scaricato un ebook, per aver seguito qualche lezione on line o per far parte di gruppi che nel loro business non hanno come obiettivo vendere viaggi ma affiliazioni.

Il momento che stiamo attraversando è uno dei periodi più complicati e drammatici,

Mai come in questo periodo ci deve essere fiducia e rispetto da ambo le parti.

Di consulenti seri e preparati ce ne sono tantissimi e sono certo che ognuno di voi ne abbia uno di riferimento.

Per chi stesse cercando un consulente per organizzarsi il viaggio e non ne ha altri di riferimento, per chi non si sente più tutelato da un consulente di cui si era servito fino ad oggi, potete inviarmi una mail a 

santo@santodavid.it oppure tramite il modulo contatti del mio sito Santo David - Consulenza viaggi

Per approfondimenti:

Chi può vendere e organizzare un viaggio organizzato (pacchetto turistico)

Santo David consulente ma pur sempre agente di viaggi

Intanto ci possiamo sentire e potremmo cominciare a valutate come poter strutturare la vostra idea di viaggio.

Vi ricordo che a norma di legge, qualora dalla mia consulenza nascesse in voi la decisione di farvi organizzare il viaggio, il contratto sarà gestito da Agenzia di Viaggi autorizzata.








giovedì 31 dicembre 2020

Il giro del mondo in dodici mesi: attese, speranze, riflessioni di un agente di viaggi.



Se dovessimo parlare del 2020, cosa potremmo dire di più che non sia già stato detto.

Mattinate, giorni, sere, notti angoscianti ci hanno accompagnato, offuscando le nostre aspirazioni, mettendo a dura prova ogni nostro desiderio, facendoci sentire fragili e insicuri.

So bene che ci sono altre priorità da rispettare prima che si possa tornare a parlare del viaggio.

Eppure del viaggio si dovrà tornare a parlare. 

Non lo dovremo fare per capire quali siano i confini entro i quali potersi muovere.

Da quando esiste l'umanità il viaggio è scoperta, libertà, fuga.

Il viaggio è come uno scrigno prezioso che racchiude desideri, sogni, emozioni, attese.

Un viaggio può riservarci sorprese che possono cambiare le nostre vite.

Una spiaggia bianca, il vento che accarezza la pelle, un cielo tropicale pieno di stelle, una musica in sottofondo, un sorriso che ti arriva diretto al cuore e il cuore inizia a palpitare, perché in un viaggio ci si può anche innamorare.


In tanti anni di agenzia ho incontrato tante persone che stavano attraversando momenti difficili della vita, si sentivano in preda alla tristezza.

Hanno cercato in un viaggio la possibilità di uscire da quelle situazioni. 

Il coraggio si è fatto spazio, hanno vinto la paura di partire e nel viaggio hanno ritrovato quanto avevano perduto. Hanno ritrovato se stesse e il loro cuore è tornato a palpitare.

Abbiamo voglia di visi che tornano a guardarsi. 

Non vogliamo vedere solo gli occhi di quella persona, vogliamo farci ammaliare dal suo sorriso senza che questo sia nascosto dietro una mascherina.

Abbiamo voglia di lasciarci andare, di stringere le mani e da quelle mani ricevere sensazioni.

Abbracciare, baciare, amare.

Camminare sulla spiaggia all'alba, al tramonto, respirare, godere del momento.

Ammirare le stelle, la luna, immergerci nel mare azzurro, farci inebriare da quei profumi esotici che spesso esaltano la bellezza di un viaggio.

Le strade del mondo, i vicoli, le piazze, le stazioni, gli aeroporti, i porti, gli alberghi devono tornare a vivere di gioia.

Quella gioia che puoi provare in qualsiasi parte del mondo, sia che stai viaggiando in America, sia se stai viaggiando dall'altra parte del pianeta, perché il viaggio è gioia.

La gioia di condividere una periodo della vita con persone di altra cultura, di altro colore, di altre religioni.

Parlare con loro, capire come vivono, le loro tradizioni, la loro cucina.

Il mondo non può vivere relegato in un mondo di confini perché ci sta un nemico che ha imposto quanto era stato abbattuto per dare la libertà agli individui.

In quest'anno così angosciante, il ricordo dei tanti viaggi che ho potuto fare, il ricordo dei tanti visi che ho incontrato nel mondo, i momenti di gioia vissuti, mi hanno aiutato a rendere meno buio il trascorrere dei giorni.

Da Marzo è come se fossimo entrati in una sorta di sospensione, un fermo operativo a cui non ero abituato, perché in altre precedenti situazioni avevamo avuto dei fermi ma non di questo spessore.

Tanti progetti su cui lavorare ma le mie mani stanno fremendo nell'attesa che le persone possano tornare a sentirsi libere di poter di nuovo partire, e io con le mie mani possa scrivere il loro viaggio, perché quando si prepara un preventivo, un contratto, questi non sono solo dei "pezzi di carta" ma in essi già ci sta l'anticipazione di quello che verrà dopo, quando il desiderio si trasforma nella reale esperienza.

Caro 2021 sai bene che ti stiamo dando una grande responsabilità.

Tu ci dovrai far dimenticare l'anno che ti precede.

In te noi riponiamo tutte le nostre speranze.

Un augurio di cuore a tutto il mondo.

Con affetto da Santo David

mercoledì 23 dicembre 2020

Lettera a Babbo Natale da un agente di viaggi.

 


Caro Babbo Natale.

Quando ero piccolino ti scrivevo la letterina, la nascondevo sotto il piatto. 

Mio papà faceva finta di essere sorpreso nel trovarla. 

La leggeva e le altre persone ascoltavano con attenzione per poi farmi gli applausi alla fine.

Di anni ne sono passati.

Oggi non sono più un bambino eppure sento che ti devo scrivere di nuovo.

Questa volta non lo faccio solo per me. Fai conto che a scriverti sono tantissime persone.

Caro Babbo Natale,

lo sai benissimo che questo 2020 ha rappresentato il peggior anno per il turismo dal dopoguerra?

La colpa non è certo la tua.

Ci avevi lasciato ed eri contento di vederci sereni, in attesa di continuare a mietere successi nel 2020.

Hai fatto in tempo a ritornartene nella tua casa e rifugiarti in essa, prima che tutto il mondo piombasse in una planetaria angoscia.

Pensavamo e speravamo che al tuo ritorno fossimo usciti da quell'incubo ed invece ci siamo ancora dentro e non sappiamo con certezza cosa ci riserverà il futuro.

Quando ero piccolino scrivevo quella lettera anche perché sapevo che alla fine della lettura, avrei ricevuto dei soldini che avrei investito nell'acquisto di quei libri che amavo tanto leggere.

Anche quest'anno abbiamo scritto tante lettere con la differenza che sono state lette e ignorate.

Vorremmo tanto poterti festeggiare, ma molti di noi si trovano in una grande difficoltà e dovranno fare uno sforzo immane per nascondere il loro disagio, il loro malessere, specialmente i padri e le madri che troveranno la letterina di un figlio o di una figlia.

Caro Babbo Natale tu che sei un vecchio saggio, illumina i nostri percorsi.

Se puoi, mettici anche tu una buona parola perché questo incubo possa finire.

Noi ce l'abbiamo messa tutta. Ci volevano estinti e non ci sono riusciti.

Siamo ancora qui, stremati, stanchi, delusi ma ci siamo.

Abbiamo dimostrato di avere una resistenza incredibile.

Caro Babbo Natale, ti chiediamo di darci ancora una riserva di forza per superare questo ulteriore periodo che ci attende. 

E' come se avessimo percorso una lunga maratona e ora vorremmo entrare nello stadio, compiere gli ultimi giri e tagliare il traguardo che non sarà un traguardo ma deve essere una nuova partenza che ci possa portare a riprenderci tutto quello che ci è mancato.

Abbiamo bisogno di aiuti economici, ma abbiamo bisogno di tornare a disegnare sulla mappa del mondo itinerari da condividere con chi sogna un viaggio.

Caro Babbo Natale...






venerdì 18 dicembre 2020

Volevo vendere viaggi. Mi sono ritrovato su Zoom


 

Eravamo agli inizi del 2020.

I primi due mesi mi stavano facendo intravedere un anno che mi avrebbe portato verso gli obiettivi che mi ero prefisso nel campo professionale e personale.

Avevo già definito delle importanti vendite per dei viaggi che si sarebbero dovuti effettuare nel corso dell'anno.

Avevo partecipato in qualità di sponsor a un evento che si tenne al Teatro Fellini presso gli Studios di Cinecittà. Una serata a cui avevano partecipato diverse persone e io ero anche salito sul palco per premiare la vincitrice davanti a un pubblico di 500 persone.

Avevo effettuato, come di consuetudine, delle docenze presso l'Istituto Colombo di Roma e avevo in programma degli interventi in aula presso altri istituti.

Il nostro team di lavoro era pronto a coordinare i vari progetti.

Avevamo pianificato una serie d'incontri in cui avrebbero partecipato degli ospiti per conoscerci di persona e avviare delle proficue relazioni.

Mi sentivo al massimo.

Mi sembrava quasi di essere tornato indietro nel tempo a quei periodi in cui mi sentivo addosso una carica di energia così forte da non farti temere alcuna sfida.

Poi è arrivato il subdolo nemico che si è insinuato nelle nostre vite, nei nostri progetti, nelle nostre giornate.

Quella nuvola grigia si è andata oscurando giorno dopo giorno, finché si è trasformata in un carico di angoscia.

Ci siamo ritrovati dentro le nostre case, come degli animali costretti alla cattività.


Lo abbiamo fatto a testa alta perché sapevamo che quel sacrificio era da sopportare per il rispetto delle tante persone che stavano morendo, per chi negli ospedali stava dando tutto se stesso (anche fino alla morte), per aiutare pazienti che non hanno avuto neanche la possibilità di lasciare questo mondo, accarezzati dal tocco di mano di un parente, quel tocco che rende meno traumatico il distacco.

Mi sono ritrovato nella mia casa con strumenti che erano quelli che avevo usato fino ad allora, per collegarmi su internet quando ne avessi avuto qualche necessità o per scrivere qualcosa su word.

La mia stanza era, ed è una stanza di una casa normale, attrezzata per essere una stanza di una casa.

Non potevo pensare che una stanza dove normalmente svolgi le attività casalinghe, la stanza dove ti rilassi, la stanza dove incontri un amico, dovesse trasformarsi in un ufficio.

Per essere un ufficio adeguato la devi attrezzare e la mia non era attrezzata.


La speranza era che questa riorganizzazione durasse un tempo limitato.

I giorni trascorrevano e dopo le cantate sui balconi, le pentolate, gli inni nazionali, è cominciato il periodo dei webinar.

Ero rimasto a Skype

Nessuno mi chiedeva più se avessi questa applicazione.

Mi arrivavano gli inviti con dei link che rimandavano a Zoom, a Google Meet e ad altre applicazioni che ho dovuto scaricare sul desktop.

Pensavo di aver risolto.

Mi sono cominciato a collegare, fiero del mio salto tecnologico e sono iniziati i problemi con la connessione (troppo lenta?), con la webcam, con il microfono.

A volte in diretta, a volte in differita ho cercato di entrare nei back office delle applicazioni per il setting.

Altro traguardo raggiunto. 

Ero pronto a gestire anche la mia prima lezione on line con un prestigioso istituto romano dove sarei dovuto andare di persona ma questo non fu possibile.

Mi avevano chiamato e mi avevano proposto di farlo da casa collegandomi.

Ero sicuro di me. 

Il giorno della lezione mi arriva un link per una nuova applicazione che ti rimanda a delle piattaforme create per questo scopo.

Altra app da scaricare sul desktop. 

Il giorno prefissato entro e sono pronto. La lezione era alle 16.00. Alle 16.30 io e la coordinatrice scolastica a cercare entrambi di capire perché sia la loro che la mia piattaforma non interagissero, mentre una classe di 25 persone che si stavano preparando per un master, erano in attesa della presentazione dell'esperto del turismo.

Probabilmente all'inizio avranno avuto dei dubbi sulle mie capacità di adattamento tecnologico.

Mi sono ripreso la rivincita quando li ho tenuti in ascolto, e non volevano più chiudere la conversazione, per quanto erano rimasti affascinati da quello che gli avevo esposto.



Mentre si andava avanti con queste situazioni, è cominciato il periodo delle dirette su Facebook o su Instagram.

La mia agenda si andava riempiendo di "appuntamenti virtuali". 

Se prima l'agenda aveva uno spazio temporale tra le ore 10 e le ore 18, adesso si stava estendendo dalle ore 07 alle ore 24.

Chi si era inventato il "vediamoci per un caffé", altri ti invitavano all'happy hour on line.

Nel campo della formazione e della crescita personale, elementi di spicco come Roberto Re, Frank Merenda. Livio Sgarbi, avevano programmato delle dirette serali che andavano a sostituire le giornate di meeting svolte, di solito, in bellissime, confortevoli, spaziose sale di grandi alberghi.

Serate che iniziavano alle ore 21 per protrarsi fino alle ore 23.30 e poi alla fine ci stava pure il tempo per le domande. La domanda che avrei voluto fare era " non sarebbe il caso di andare a dormire, visto che domani ho un call alle 7?"

In questo 2020 avevo avuto la brillante idea di segnarmi alla Wall Street English al fine di ottimizzare la mia conoscenza della lingua inglese. Avevo scelto una sede vicino al mio ufficio (quello reale non quello virtuale) per andarci prima di recarmi al lavoro. Nel programma di studio sono previste una serie d'incontri con dei tutor di madre lingua per praticare la conversazione. Tutto questo mi affascinava, il dovermi di nuovo confrontare con l'apprendimento.

Mi sono ritrovato a dover fare la maggior parte di queste conversazioni on line. Altra applicazione da scaricare sul desktop. Quando mi sono collegato, non sempre la connessione era ottimale e quindi la stessa app l'ho dovuta anche inserire sulla home del telefonino che ormai ha esaurito gli spazi disponibili per accoglierne altre.

Pensavo di aver finito e invece è arrivato il momento in cui ti cominciano a chiederti un video da trasmettere su una delle migliaia di pagine Facebook, nate in questo periodo.

Molti nel chiederti questo supporto, pensano che chi lo debba produrre abbia uno studio di registrazione in casa, dimenticando che spesso le normali case sono in coabitazione con altre persone che nel frattempo sono impegnate in altre attività.




Provi a registrare e ti ritrovi il rumore dell'aspirapolvere, il suono del campanello di casa, il postino al citofono, il cane del vicino che non smette di ululare...

Dopo vari tentativi sei riuscito a crearti uno spazio isolato e sei pronto a riprendere te stesso mentre parli. 

Sei lì con il tuo telefonino, lo piazzi sul treppiede così sta con il fermo immagine (evitando effetto Parkinson), la ricarica inserita. Tutto pronto. Stai andando alla grande. Ad un certo punto della registrazione ti lascia in panne e ti arriva la notifica "memoria interna non disponibile".

Nel frattempo, infatti,  quel telefonino è diventato un album che ha accumulato foto, vignette, citazioni, animazioni, emoticon e non ce la fa più, lo devi alleggerire.

Volevo vendere viaggi...

Mi ritrovo una stanza con fili dappertutto, cellulari, microfoni, treppiede.

Sul desktop del computer cartelle, sottocartelle, files, app.

Il telefonino è un labirinto di icone che corrispondono a vie preferenziali per arrivare a entrare nelle tante stanze segrete. 

A proposito di stanze che dire delle stanze virtuali, quelle dove vieni fatto precipitare durante una delle tante dirette.

Arrivi in quelle stanze, sul monitor compaiono delle immagini di sconosciuti con i quali nel giro di qualche minuto, ci si deve presentare, si deve superare l'imbarazzo del "chi sei?".

Dirette che ti portano in ambienti dove lo sfondo più sfruttato è stato quello delle librerie (alcuni fanno sfoggio di librerie così stracolme di libri che mi chiedo quando li abbiano potuti leggere).

Ho visto anche tante mansarde, tanti ambienti stile Ikea, case in campagna con sottofondo di uccellini, uffici con mega logo aziendale alle spalle...

Volevo vendere viaggi e mi sono ritrovato su Zoom.



Santo David


sabato 24 ottobre 2020

Chi può organizzare e vendere un viaggio organizzato?






Parlare di viaggi in questo periodo sembra quasi irrispettoso in considerazione della grave situazione sanitaria che tutto fa pensare meno che all'idea di un viaggio.

Sappiamo bene che ci sono adesso altre priorità.

Questo però non deve farci precipitare nel più assoluto nichilismo, nel pensare che da questa situazione non se ne possa più uscire.

Da professionisti, rispettiamo il sentimento di questo periodo e non siamo qui per parlarvi di mete tropicali, di spiagge dorate, di resort immersi nella vegetazione più lussureggiante, sapendo quanto oggi sia complicato poter pensare che questi sogni si trasformino in qualcosa di reale, almeno in un tempo breve.

Sappiamo pure che ci sono dei personaggi i quali, nonostante tutti i divieti, hanno raggiunto mete di vacanza, e una volta arrivati a destinazione, pompano il loro ego nel mostrare sui social le foto e video, quasi a voler dimostrare che per loro non esiste alcun limite.

Gli stessi si divertono anche a sbeffeggiare le agenzie di viaggi perché secondo la bieca visione di questi personaggi, le agenzie non sono state capaci di organizzargli il viaggio, dimenticando che le stesse agenzie sono assoggettate a precise disposizioni governative e non possono certo mettersi contro la legge.

Veniamo alla domanda di quest’articolo. 

Chi può organizzare e vendere un viaggio?

La risposta, nell'immaginario collettivo, potrebbe essere assodata ma non è così.

Partiamo da quello che è contemplato nella legislazione vigente in materia di organizzazione e vendita di viaggi.

Articolo 33 Codice del Turismo

i) “organizzatore”: un professionista che combina pacchetti e li vende o li offre in vendita direttamente o tramite o unitamente a un altro professionista, oppure il professionista che trasmette i dati che si riferiscono al viaggiatore a un altro professionista conformemente alla lettera c, numero 2.4;

l) “venditore”: il professionista diverso dall'organizzatore che vende o offre in vendita pacchetti combinati da un organizzatore;

(ambedue rientrano nella categoria di “professionisti”, persone fisiche o giuridiche, soggetti pubblici o privati che agiscono a scopi commerciali, contrapposti al viaggiatore/consumatore)

Per essere più chiari e comprensibili al grande pubblico, un esempio di organizzatore può essere Alpitour che probabilmente tutti conoscono; un esempio di venditore è l'agenzia di viaggi tradizionale, quella che si può incontrare nelle vie delle nostre città, grandi o piccole che siano.

Ho citato Alpitour per comodità poiché è un marchio conosciuto, ma ovviamente ci sono tantissimi altri "organizzatori" strutturati, così come ci possono essere agenzie di viaggi a carattere familiare e altre che sono inserite in realtà più organizzate sotto il punto di vista numerico.

La stessa agenzia di viaggi tradizionale, quella che generalmente è identificata con il luogo dove poter acquistare biglietterie, e dove è possibile comprare un "pacchetto turistico" organizzato da un Tour Operator, se in possesso essa stessa anche di licenza da tour operator, può organizzare viaggi di sua creazione.

Per essere organizzatori o venditori di viaggi, in regola con le normative di legge, non ci si sveglia una mattina e si decide di mettersi a creare pacchetti turistici o a vendere viaggi, come se niente fosse.

Dietro l'apertura di un tour operator e di un'agenzia di viaggi, ci sta tutto un percorso da compiere per avere tutte le autorizzazioni previste.



I tour operator e le agenzie di viaggi devono stipulare polizze assicurative a favore dei clienti per eventuali disservizi che si dovessero avere in corso di viaggio, devono avere una polizza cosiddetta "Fondo di Garanzia" per tutelare il viaggiatore da eventuali insolvenze.

Il viaggio può essere venduto solo previa stipulazione del “contratto di viaggio” che contempla diritti e doveri per tutte le parti coinvolte.

All'interno di un Tour Operator e di un'agenzia di viaggi, ci deve essere la figura del Responsabile Tecnico, giuridicamente definito "Direttore Tecnico".

Per esercitare questa delicata mansione (il Direttore ha la responsabilità tecnico operativa dell'Azienda che rappresenta) si deve aver superato un esame di abilitazione o aver conseguito la qualifica per "merito" nel senso che si è lavorato per un certo numero di anni in realtà turistiche.

Per garantire la massima presenza del Direttore Tecnico, lo stesso potrà esercitare il suo mandato solo in un'agenzia di viaggi e sue eventuali filiali, o in un solo tour operator.

Negli articoli di legge riportati sopra, si fa riferimento alla voce “professionista”

I tour operator e le agenzie di viaggi devono infatti esercitare il loro mandato con la massima professionalità. 

Per essere dei veri professionisti, si devono seguire corsi di formazione, conoscere gli aspetti legali e assicurativi che ci sono dietro l’organizzazione di un viaggio, essere aggiornati su tutte le disposizioni sanitarie dei vari paesi, conoscere il clima del mondo per consigliare al meglio.

I veri professionisti, devono anche avere doti empatiche nel sapersi rapportare a varie tipologie di clientela per intercettarne bisogni e desideri.

Purtroppo in Italia da quando esistono le agenzie di viaggi, in parallelo c’è sempre stato il mercato parallelo di chi abusivamente organizza e vende viaggi senza averne titolo. 

L’abusivo si nasconde il più delle volte in quelle figure che sfruttano la loro visibilità, le loro doti di grande amico (anche spirituale…) promettono viaggi scontati…tanto il viaggio spesso non è fatturato e incassato anche in nero.

Il problema sorge nel caso che durante il viaggio avvenga l'irreparabile e in tali casi diventa complicato per chi si è affidato al non professionista.

Negli ultimi tempi, in particolare in questo periodo, è un proliferare di presunti organizzatori/venditori di viaggi, che stanno sfruttando anche la situazione di emergenza

Cerchiamo di fare un distinguo per chiarire ulteriormente.

Abbiamo detto che il viaggio deve essere organizzato e venduto da chi è in regola con la legge.

Entriamo ora nel merito di una figura che sta sempre più prendendo piede: il consulente di viaggi.

Intanto facciamo una precisazione.

Questa figura al momento non ha un vero inquadramento di legge come figura professionale nell'ambito del turismo ed è generalmente un “professionista” che per sue capacità, sue attitudini, desidera proporre viaggi a un suo portafoglio clienti o ne vuole creare uno nuovo.

Può essere una persona che conosce bene un determinato target, perché per esempio è un praticante di uno sport, oppure ha un percorso professionale che lo fa stare a contatto con determinate tipologie di clienti.

Agisce per conto di un’agenzia di viaggi autorizzata, prevalentemente con forme di contratto di collaborazione autonoma e occasionale (disciplinata dalle norme che si riferiscono a queste forme di contratto).

Il consulente potrebbe anche utilizzare altre terminologie diverse da consulente, per questioni di marketing e di personal branding. Cambia il nome, non cambia la sostanza.

Come in tutti i settori, ci sta il professionista, che il più delle volte può essere una figura professionale che è da anni nel settore, è stato anche titolare di agenzie o di tour operator, il quale a un certo punto della sua vita, per scelta personale, decide di continuare a fare quello che ha sempre fatto, con altre regole.

Ci stanno pure e non sono pochi i “consulenti” che sono entrati in questo settore, provenendo da altre realtà con l’idea che organizzare e/o vendere viaggi sia una cosa veramente facile, pensano che con un mesetto di formazione siano in grado di potersi definire completi.

Con questo non voglio dire che siano tutti delle mezze cartucce, anzi, molti di questi, nel tempo sono diventati dei veri professionisti, ma hanno faticato, hanno studiato, hanno impegnato gran parte del loro tempo personale.

La qualità del consulente la valuterà il cliente nel momento in cui si metterà in contatto con una di queste figure, e capirà se quel consulente lo è veramente, o di consulenza ci capisce ben poco.

Spesso i presunti organizzatori/venditori di viaggi, si celano dietro piattaforme on line (spesso con sede legale e fiscale in territori extra UE), bellissimi siti fatti di meravigliosi racconti, corredati di video e immagini di gente felice che si è arricchita con questo lavoro.

Alcune di queste piattaforme sono assimilabili a delle catene di Sant’Antonio, dove il viaggio è la leva per attrarre nuovi adepti. 

Può andar bene anche questo, però il fatto di essere dentro questi meccanismi non significa essere un professionista dei viaggi.

Altra categoria che ormai è nella mente di chiunque si appresti a compiere un viaggio è la figura del "travel blogger"

Sono io il primo a dire che nel mondo dei travel blogger, ci siano figure che sono degli elementi di alto spessore, hanno percorso il mondo anche in forme meno tradizionali, sanno scrivere, raccontare ed emozionare.

Nessuno gli vieta di poter raccontare le loro esperienze d viaggio, nessuno gli vieta di dare suggerimenti ma anche queste figure nel momento in cui dovessero proporre idee di viaggi assimilabili al "pacchetto turistico"  (Il Codice del Turismo definisce i pacchetti turistici: hanno ad oggetto i viaggi, le vacanze, le formule "tutto compreso" e le crociere turistiche che risultano dalla combinazione prefissata di almeno due dei seguenti elementi, venduti o offerti ad un prezzo forfetario: trasporto; alloggio; servizi turistici non ...) dovrà essere coperto da un'agenzia di viaggi autorizzata per legge.

Spero di avervi fornito delle utili informazioni, in modo che quando si potrà tornare a viaggiare, nello scegliere a chi affidare le vostre vacanze, ne avrete tratto dei suggerimenti che vi possano tornare utili.

In attesa che la situazione ci possa far tornare a parlare di mete esotiche, di spiagge tropicali, di tutto quello che è nell'immaginario della vacanza, pubblicherò altri articoli informativi.

Qualora lo desiderate, potete anche inserire il vostro indirizzo mail nella casella del mio blog e in questo caso l'articolo lo riceverete nel momento stesso in cui lo pubblico.

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Al prossimo articolo

Santo David


giovedì 27 agosto 2020

Santo David - Consulente viaggi ma pur sempre agente di viaggi


 

Questo blog nacque nel 2011 quando cominciavo ad avvertire che qualcosa stesse cominciando a incrinare quel rapporto idilliaco che avevo sempre avuto con la mia professione di agente di viaggi.

Cominciavo a cercare di capire cosa stesse accadendo, cosa potessi fare per non farmi "spodestare" da quel ruolo che mi aveva dato così tante gioie.

Fu allora che decisi di provare a scrivere un blog che potesse essere una sorta di "diario personale" con l'obiettivo di riflettere in merito alle trasformazioni del settore, e cercare attraverso la scrittura di "tutelare" il ruolo dell'agente di viaggi.

Ricordo ancora l'emozione che provai quando scrissi quel primo articolo " un mestiere, una passione"

(https://www.agentediviaggi.net/2011/07/un-mestiere-una-passione.html)

Quell'articolo è stato il filo conduttore che ha contraddistinto questo blog.

Sono passati nove anni da quel primo articolo e di cose ne sono accadute.

Il sentimento che avevo provato e che mi aveva portato a intraprendere la strada del blog (oltre a questo nel frattempo ne curo altri, miei e per conto di Aziende che rappresento) fu l'inizio di un percorso che mi portò alla fine del 2015 a una decisione che mai avrei voluto prendere, però ci sono situazioni in cui alla fine è meglio mettere la parola fine.

Dopo trentaquattro anni di "agenzia di viaggi" (gran parte raccontata in molti degli articoli di questo blog) decisi che fosse arrivato il momento di distaccarmi e capire cosa avrei potuto fare da quel momento in poi, consapevole che un conto è fare delle scelte quando si è giovani e hai davanti una prateria da percorrere, un conto quando la scelta viene fatta in età matura.

Anche se in quel momento mi vennero prospettate diverse soluzioni di poter tornare a fare l'agente di viaggi tradizionale, avevo necessità di isolarmi da quel mondo che era diventato un mondo difficile, in cui pur essendo sempre apprezzato, stimato, considerato, alla fine tutte queste competenze si perdevano nel marasma che si era venuto a creare.

Un magma che ha offuscato tutto quello che era il valore che un esperto potesse fornire, barattando questo valore con la leva del prezzo, con la presunzione che facendo da soli si potesse risparmiare.

Tendenze oltretutto amplificate dal proliferare di tanti nuovi "attori" che si presentavano sul palcoscenico, facendo presa solo ed esclusivamente sul prezzo più basso, sullo sconto indiscriminato, sulla mancanza di qualsiasi forma di etica professionale.

Flotte di nuovi legionari del turismo attratti da questo mondo che veniva presentato come un mondo dorato. Tante di queste nuove reclute sono entrate nel settore senza avere una benché minima preparazione,  anzi con tanta presunzione di poter essere più capaci di chi questo lavoro lo stava svolgendo da tanti anni e per catturare clientela praticavano sconti indifferenziati.

Avevo anche voglia di ridare un equilibrio alla mia vita personale, per anni dedicata principalmente alla mia professione,desiderio di ritrovare sogni messi nel cassetto in attesa che un giorno li potessi realizzare.

La vita come ben sappiamo può far cambiare il percorso, a volte anche in un solo attimo.

Tutto quello che hai costruito o ricostruito rischia di venire di nuovo giù, come quando mi ricordo da piccolo costruivo le piramidi con le carte da gioco e bastava un soffio, un piccolo movimento del tavolo perché tutto crollasse.

E' arrivato il Covid a sconvolgere le vite di gran parte delle persone.

Chi vive di turismo ne è stato colpito in modo devastante.

Pensavo che a sessant'anni non avessi dovuto più gestire nuove sfide professionali ed invece sono di nuovo qui, questa volta meno solo, con tante persone che stanno vivendo le mie stesse preoccupazioni.

Non sappiamo quale sarà il futuro e non parlo di un futuro lontano, parlo di un futuro prossimo.

Ognuno di noi si starà ponendo delle domande e starà cercando di darsi delle risposte, oppure aspetta qualcuno che gliele dia.

Io di una cosa sono sicuro: a questa età è vero che l'esperienza accumulata è un bagaglio inestimabile, però è anche vero che se per quaranta anni la vita è stata sempre focalizzata su quella passione che ti porti dentro da bambino (come ho raccontato nell'articolo Il Bambino che sognava il mondo) diventa complicato pensare di cambiare totalmente il registro della vita.

Sperando che si possa uscire al più presto da questo maledetto virus, cercherò di continuare a fare quello che ho sempre fatto, seppur da consulente di viaggi, sapendo che dentro di me ci sta tutto il passato di un vero agente di viaggi.

Dico questo con orgoglio e rispetto della mia professione e di tante colleghe e colleghi che si possono pregiare di questo ruolo, visto che oggi sembra che faccia tendenza la parola "consulente di viaggi".

"Un consulente di viaggi non  nasce per caso, come un agente di viaggi non nasce per caso"