27 agosto 2020

Santo David - Consulente viaggi ma pur sempre agente di viaggi


 

Questo blog nacque nel 2011 quando cominciavo ad avvertire che qualcosa stesse cominciando a incrinare quel rapporto idilliaco che avevo sempre avuto con la mia professione di agente di viaggi.

Cominciavo a cercare di capire cosa stesse accadendo, cosa potessi fare per non farmi "spodestare" da quel ruolo che mi aveva dato così tante gioie.

Fu allora che decisi di provare a scrivere un blog che potesse essere una sorta di "diario personale" con l'obiettivo di riflettere in merito alle trasformazioni del settore, e cercare attraverso la scrittura di "tutelare" il ruolo dell'agente di viaggi.

Ricordo ancora l'emozione che provai quando scrissi quel primo articolo " un mestiere, una passione"

(https://www.agentediviaggi.net/2011/07/un-mestiere-una-passione.html)

Quell'articolo è stato il filo conduttore che ha contraddistinto questo blog.

Sono passati nove anni da quel primo articolo e di cose ne sono accadute.

Il sentimento che avevo provato e che mi aveva portato a intraprendere la strada del blog (oltre a questo nel frattempo ne curo altri, miei e per conto di Aziende che rappresento) fu l'inizio di un percorso che mi portò alla fine del 2015 a una decisione che mai avrei voluto prendere, però ci sono situazioni in cui alla fine è meglio mettere la parola fine.

Dopo trentaquattro anni di "agenzia di viaggi" (gran parte raccontata in molti degli articoli di questo blog) decisi che fosse arrivato il momento di distaccarmi e capire cosa avrei potuto fare da quel momento in poi, consapevole che un conto è fare delle scelte quando si è giovani e hai davanti una prateria da percorrere, un conto quando la scelta viene fatta in età matura.

Anche se in quel momento mi vennero prospettate diverse soluzioni di poter tornare a fare l'agente di viaggi tradizionale, avevo necessità di isolarmi da quel mondo che era diventato un mondo difficile, in cui pur essendo sempre apprezzato, stimato, considerato, alla fine tutte queste competenze si perdevano nel marasma che si era venuto a creare.

Un magma che ha offuscato tutto quello che era il valore che un esperto potesse fornire, barattando questo valore con la leva del prezzo, con la presunzione che facendo da soli si potesse risparmiare.

Tendenze oltretutto amplificate dal proliferare di tanti nuovi "attori" che si presentavano sul palcoscenico, facendo presa solo ed esclusivamente sul prezzo più basso, sullo sconto indiscriminato, sulla mancanza di qualsiasi forma di etica professionale.

Flotte di nuovi legionari del turismo attratti da questo mondo che veniva presentato come un mondo dorato. Tante di queste nuove reclute sono entrate nel settore senza avere una benché minima preparazione,  anzi con tanta presunzione di poter essere più capaci di chi questo lavoro lo stava svolgendo da tanti anni e per catturare clientela praticavano sconti indifferenziati.

Avevo anche voglia di ridare un equilibrio alla mia vita personale, per anni dedicata principalmente alla mia professione,desiderio di ritrovare sogni messi nel cassetto in attesa che un giorno li potessi realizzare.

La vita come ben sappiamo può far cambiare il percorso, a volte anche in un solo attimo.

Tutto quello che hai costruito o ricostruito rischia di venire di nuovo giù, come quando mi ricordo da piccolo costruivo le piramidi con le carte da gioco e bastava un soffio, un piccolo movimento del tavolo perché tutto crollasse.

E' arrivato il Covid a sconvolgere le vite di gran parte delle persone.

Chi vive di turismo ne è stato colpito in modo devastante.

Pensavo che a sessant'anni non avessi dovuto più gestire nuove sfide professionali ed invece sono di nuovo qui, questa volta meno solo, con tante persone che stanno vivendo le mie stesse preoccupazioni.

Non sappiamo quale sarà il futuro e non parlo di un futuro lontano, parlo di un futuro prossimo.

Ognuno di noi si starà ponendo delle domande e starà cercando di darsi delle risposte, oppure aspetta qualcuno che gliele dia.

Io di una cosa sono sicuro: a questa età è vero che l'esperienza accumulata è un bagaglio inestimabile, però è anche vero che se per quaranta anni la vita è stata sempre focalizzata su quella passione che ti porti dentro da bambino (come ho raccontato nell'articolo Il Bambino che sognava il mondo) diventa complicato pensare di cambiare totalmente il registro della vita.

Sperando che si possa uscire al più presto da questo maledetto virus, cercherò di continuare a fare quello che ho sempre fatto, seppur da consulente di viaggi, sapendo che dentro di me ci sta tutto il passato di un vero agente di viaggi.

Dico questo con orgoglio e rispetto della mia professione e di tante colleghe e colleghi che si possono pregiare di questo ruolo, visto che oggi sembra che faccia tendenza la parola "consulente di viaggi".

"Un consulente di viaggi non  nasce per caso, come un agente di viaggi non nasce per caso"

22 agosto 2020

Estate in smartworking: il racconto di un agente di viaggi

 

L’anno era iniziato nel modo più tradizionale: riflettendo su quello appena trascorso, sugli obiettivi raggiunti, i desideri realizzati, i progetti ancora da sviluppare.

Il bilancio era piuttosto positivo. Il 2019 mi aveva regalato delle belle soddisfazioni sia in ambito privato sia in quello professionale e tutto questo mi permetteva di poter guardare al nuovo anno con un forte carico di energia e di positività.

Avevo ripreso a studiare la lingua inglese di cui sentivo la necessità di farlo, avendo intensificato i rapporti professionali con clienti e fornitori internazionali.
Mi ero iscritto a una sede vicino il mio ufficio in modo da potermi fermare lì, durante il percorso e farmi la mia ora di lezione.

Per il mese di aprile era in programma un viaggio che avrei dovuto compiere in India per partecipare a un importante evento turistico mondiale. Sarebbe stato un valido test per esercitare le nuove conoscenze in lingua inglese.

Nel campo professionale, stavo seguendo una serie di viaggi di un certo spessore per clienti importanti provenienti dagli Stati Uniti e dagli Emirati Arabi, oltre a diverse richieste che mi erano pervenute da clienti fidelizzati per viaggi da eseguirsi in primavera estate.

Nel mese di Gennaio avevo partecipato e sponsorizzato con la Società turistica di cui sono Direttore Tecnico e responsabile operativo un evento che si era tenuto presso la Sala Fellini a Cinecittà, preludio per un successivo evento che si sarebbe tenuto a settembre a bordo di una nave da crociera.

Nel mese di febbraio, come tutti ben ricordiamo, delle nubi nerastre cominciano a offuscare il cielo italiano.

(Alois Wonaschutz Pixbay)


Tutti le guardiamo con ansia, però nello stesso tempo siamo convinti che le nubi andranno via e tornerà il sole. Lo pensano anche le nostre più alte Autorità, al punto che tardano a prendere delle decisioni che con il passar del tempo non potranno più essere rimandate.

Ci ritroviamo dentro un qualcosa cui nessuno di noi era abituato, neanche le persone più anziane che hanno vissuto sicuramente momenti difficili e complicate nelle loro vite.

Quelle nubi nerastre si trasformano in immagini di sofferenza, di morte e portano nei nostri cuori e nelle nostri menti quei sentimenti che si vorrebbero evitare, ma inevitabilmente ci aggrediscono in simili situazioni: ansia, paura, incertezza, solitudine. 

In una prima fase ho provato un senso di disorientamento nel chiedermi 
“adesso cosa faccio?”

Nel giro di pochi giorni abbiamo dovuto come annullare tutte le nostre vite precedenti, fatte di abitudini, di riti, di azioni, a volte fastidiose (per me poteva essere il traffico, la folla in metropolitana, il rumore) e a volte piacevoli (stare con i familiari e gli amici, l’incontro in ufficio con i collaboratori, il caffè prima di iniziare a calarci negli impegni del giorno).

Ricordo ancora quei primi giorni in cui mi svegliavo sempre alla stessa ora, mentalmente convinto che dovessi percorrere la stessa strada per andare alla fermata della metropolitana e invece avevo davanti a me una lunga giornata da organizzarmi a casa: avevo però tutti gli strumenti necessari per trasformare una stanza in un ufficio virtuale?

Ricordo ancora quelle prime volte che si usciva nelle ore in cui c’era concesso di poter varcare il portone dei nostri domicili e si andava in quei luoghi che erano gli unici che avessero ancora una parvenza di continuità con il passato: la farmacia, il supermercato, il negozio di generi alimentari, la macelleria.

Luoghi dove ci si ritrovava, ci si metteva in fila, chi con la mascherina chi senza (inizialmente neanche si sapeva quale mascherina, avremmo dovuto indossare), nascevano amicizie spontanee, si cercava di allentare la tensione con qualche battuta. 
Il tempo di prendere “i beni di prima necessità” e dovevamo tornare nelle nostre case che nel frattempo erano diventate uffici, scuole, sale d’incisione, palestre, cooking class, aree di meditazione ecc.

Dai nostri uffici casalinghi, almeno noi del settore turismo, in un primo momento abbiamo dovuto gestire oltre l’emergenza sanitaria, il rimpatrio e la messa in sicurezza di tanti passeggeri che in quei giorni erano da qualche parte del mondo o che erano in procinto di partire.

Le nubi nere con il loro carico di sofferenza nel frattempo si erano espanse in quasi tutti i cieli del mondo e quindi tutti ci siamo resi consapevoli che avremmo dovuto fare i conti con una situazione che avrebbe comunque sconvolto le nostre vite e che richiedeva pertanto grandi doti di resilienza nel gestire una sfida così abnorme.

La prima preoccupazione è stata quella di assistere passeggeri in difficoltà, organizzando il loro rientro in patria, garantendo assistenza.
Nel frattempo abbiamo dovuto gestire le prenotazioni per partenze più immediate, monitorando giorno dopo giorno l’evolversi della situazione nel mondo.
Dare rassicurazioni a chi era già prenotato per viaggi non con partenza immediata.

In questo scorrere del tempo non certo allegro e produttivo, è iniziata la fase dei webinar, delle riunioni via web, delle “conference call”,


delle “digital classroom” e anche delle “librerie” che facevano da sfondo a tanti collegamenti. 
Librerie che denotavano anche lo stile di vita, il tipo di letture, dell'interlocutore.

Nel giro di pochi giorni ho dovuto adattare il mio cervello a nuove forme di comunicazione, ho scoperto App di ogni genere, ho dovuto studiare come si crea una lezione on line e termini come Zoom, Google Meet, Teamworking, sono diventati pane quotidiano.

La mia agenda la stavo usando per pianificare "appuntamenti virtuali".

Mi sono dovuto cimentare anche con una lezione di tecnica turistica svolta completamente on line. 
Ricordo ancora quel pomeriggio in cui dopo aver preparato una “carrellata” di slides, mi ritrovai a stare quasi tre ore a parlare davanti ad un computer mentre le immagini scorrevano, sapendo che da qualche parte ci stavano ventisei persone di cui, oltre ad una sigla, non sapevo chi fossero, che volto avessero ed era una sensazione strana. Ogni tanto chiedevo se ci fossero perché provavo la sensazione di parlare a un pubblico che non esisteva. 

Le mie lezioni d’inglese che avevo programmato di frequentare nella bella sede della scuola cui mi ero iscritto, le cominciai a svolgere da casa, condividendo un’ora con altri studenti e studentesse collegate da ogni parte d’Italia e anche in questo caso solo il nome e cognome e tanta curiosità nel pensare quale volto potessero avere. L’unico viso che vedevamo era quello dell’insegnante!.

Sere scandite da bollettini simili a resoconti di una giornata di guerra e in alcune di queste sere, arrivava il nostro Primo Ministro che con la sua oratoria forense, il suo appeal, il suo stile elegante, da una parte ci creava più ansia e contemporaneamente cercava di rassicurarci con parole tipo “potenza di fuoco”, “una valanga di miliardi in arrivo”, tante parole che sono rimaste delle belle parole.

Era gennaio e adesso siamo arrivati ad agosto. Sono passati otto mesi e, purtroppo, le notizie che arrivano non sono certo incoraggianti e non fanno intravedere un autunno roseo.

Personalmente ho cercato di adattare la mia vita, i miei pensieri, le mie abitudini a tutto quello che fosse necessario per gestire la sfida, nella speranza che nel momento in cui si fosse esaurita l’emergenza, si potesse ritornare a riprendere i nostri ritmi.

Non sono stato con le mani in mano, ho continuato a studiare, a leggere libri che mi possano essere di aiuto per modellare il lavoro su forme diverse di approccio alla vendita.
Ho scandagliato nel mare dei contatti quelli che mi possono essere più utili.
Sto pensando a come poter mettere a frutto la mia quarantennale esperienza. Sto cercando di mantenere alto il morale dei collaboratori più vicini a me e nel mio piccolo cerco anche di diffondere pillole di positività verso i colleghi e le colleghe che fanno parte di questo nostro meraviglioso settore, oggi messo veramente alle corde come se fosse un pugile a terra che sta cercando in tutti i modi di risollevarsi prima che il giudice di gara arrivi al dieci nel countdown.
Mentre scrivo, mi accorgo di come tanti anglicismi di cui si è fatto uso spropositato specialmente nel lockdown siano ormai parte d noi!.

Reagire, non farsi sopraffare dalla paura, continuare a crederci, tutto bello e tutto può essere di aiuto, però penso che dentro di ognuno di noi ci sia una “ragione di vita”, quella leva che è il nostro motore, il carburante che riempie il serbatoio delle nostre vite.

In tanti che fanno questo lavoro e l’hanno sempre fatto con grande passione, con dedizione, dando se stessi al lavoro, superando tanti momenti difficili, il nostro carburante non è starsene in una stanza collegati a un computer e cercare di chiudere una vendita, anche se oggi si vorrebbe trasformare ogni rapporto in un rapporto virtuale.

Il nostro carburante è sapere che la mattina quando ci svegliamo, tra le diverse leve del giorno (perché nelle nostre vite abbiamo anche le famiglie, gli amici, i nostri hobbies) ci sono i nostri uffici, non importa se su strada o in un lussuoso appartamento. 
Ci sta il bar preferito vicino la nostra sede, dove prima di entrare in ufficio, ci prendiamo il nostro caffè (e ognuno ha il suo tipo di caffè!) o dove andiamo quando la giornata si fa più intensa. 
Ci aspettano i nostri collaboratori con i quali condividiamo le nostre giornate e con i quali vogliamo raggiungere gli obiettivi che ci siamo posti. 

Sentiamo la necessità di tornare a confrontarci con i nostri sales che ci venivano a trovare e spesso erano ospiti non graditi perché interrompevano le nostre occupazioni, ma poi alla fine tutto si stemperava in una chiacchierata e in un sorriso, e ci piace stare lì a discutere per un punto in più di commissione.

E soprattutto ci manca la nostra leva più importante: il rapporto con il cliente.

Un rapporto che negli ultimi anni è stato offuscato da tante situazioni che hanno fatto apparire il ruolo dell’agente di viaggi o del consulente di viaggi (cambiano le parole ma sempre viaggi si vendono) superato, obsoleto e poi ci si accorge di quanto sia importante il ruolo di un professionista in qualsiasi settore (vale per l’avvocato, per il medico specialista, per il consulente finanziario, per l’agente immobiliare).

Un rapporto che anche a causa di norme legislative non sempre chiare e precise, ha ampliato attriti tra cliente e agenzia di viaggi, attriti spesso fomentati anche da pseudo avvocati o da alcune associazioni che vedono sempre nelle agenzie la “bestia nera” e spesso non conoscono minimamente le dinamiche di lavoro di un’agenzia.

Io sono un “vecchio agente di viaggi” (su sessanta anni di età, ben quaranta di turismo) e ancora ho forte in me il desiderio di tutte quelle sane abitudini che hanno rappresentato gran parte della mia vita professionale.

Finché ne avrò la forza, non mi farò abbattere dal “giudice di gara” che vuole sentenziare una mia fine.

Continuerò a credere fermamente nel mio ruolo, consapevole delle mie capacità, del mio passato professionale. 
Questo blocco mi è servito anche per uscire ulteriormente da ulteriori “zone di confort” e addentrarmi in situazioni che mi apparivano complesse e si sono dimostrate più facili di quanto pensassi.

Purtroppo per la fine della pandemia devo solo appellarmi alla speranza e se comunque anche questa pandemia dovesse continuare per un tempo indefinito, dovremo tutti adattarci. 
In qualche modo dovremo pure continuare a godere del bene prezioso insito nel viaggiare. 
Lo dovremo fare con più cautela, con più restrizioni, dovremo essere più pazienti nel rispettare procedure ma questo non deve significare non viaggiare più.

Arriverà il giorno in cui questo maledetto virus sarà sconfitto e festeggeremo alla grande quel momento.



01 agosto 2020

Estate 2020: un'insolita estate italiana, ricordando altre estati...




"Dove vai in vacanza?"
"Lo sai che in questo periodo non posso andare"
"Hai ragione adesso devi far partire gli altri"
"Poi tu non hai problemi a sceglierti la vacanza"
"Infatti io andrò quando gli altri lavorano"
"Beato te!"

Il breve dialogo era abbastanza usuale quando si arrivava al mese di agosto e noi agenti di viaggi, stremati da un lungo periodo di intenso lavoro, iniziato verso la fine del mese di febbraio, quando tornavamo dalla Bit con i nostri trolley carichi di materiale da distribuire ed esporre nelle nostre agenzie, non avevamo tempo per pensare alle nostre vacanze.


Avevamo troppe persone che dovevano partire, a cui dovevamo preparare i documenti di viaggio. 
C'erano quelli che arrivavano all'ultimo in cerca delle occasioni, del "last minute" e spesso avevano anche la fortuna di trovare offerte interessanti, concedendosi vacanze in posti dove mai avrebbero pensato di poterci andare.

Erano gli anni Novanta, quelli della "Milano da bere".
Erano gli anni in cui l'Italia stava attraversando un nuovo "boom economico", gli anni degli Yuppies.


Eravamo usciti dalla paura della "Prima Guerra del Golfo", il mondo continuava ad aprire frontiere che per anni erano state chiuse, sotto folli dittature.

Anni in cui si voleva far vedere agli altri che il tuo stile di vita era migliore e lo dimostravi spesso acquistando un viaggio costoso, o andando a soggiornare nel villaggio di moda.

In questi giorni le forze erano veramente agli sgoccioli, avevamo trascorso giornate intere in ufficio, spesso oltre i normali orari.
Avevamo messo da parte amicizie perché non avevamo il tempo di poter uscire la sera, anzi spesso di sera dovevamo anche incontrarci con il vicino di casa, che ci aspettava perché andassimo a cena da lui per parlare delle sue vacanze (i consulenti a domicilio esistevano già prima che questa forma di vendita diventasse un "business" per chi ci ha costruito sopra una rete di consulenti)

Le occasioni per uscire le trovavamo nelle tante belle feste che si tenevano in quegli anni.

Tour operator, compagnie aeree, enti del turismo, facevano a gara nell'organizzare l'evento più bello ed esclusivo.

Ci si ritrovava in una grande albergo, in una discoteca in riva al mare, in un locale VIP ed eravamo tutti noi, agenti di viaggi, a condividere momenti di allegria e anche a scaricare quella tensione che si era accumulata durante la giornata.

Torniamo a bordo della "macchina del tempo" e facciamo un salto avanti 
Estate 2020.

Erano anni che le cose non erano più quelle degli anni Novanta e inizi anni del Duemila.

Lo sapevamo che il nostro lavoro, pur rimanendo un bel lavoro, non poteva più essere quello che per anni aveva accompagnato le nostre estati, e ci aveva fatto sentire di essere delle persone privilegiate, orgogliose della propria professione.

Mai avremmo potuto pensare che un giorno nelle nostre vite private e professionali avremmo dovuto fare i conti con un "nemico invisibile", che però ad un certo punto, pur rimanendo invisibile, si è guadagnato una visibilità planetaria, destabilizzando le nostre vite.


In questa insolita Estate italiana, verso la fine di febbraio, abbiamo fatto in tempo ad andare a qualche serata in cui alcuni tour operator (a dir vero pochi, anche perché ormai ci sono i "grandi gruppi industriali") hanno presentato la programmazione estiva, ricca di novità e di offerte per il "prenota prima".

Ci siamo incontrati con i sales e come sempre abbiamo discusso per un punto in più di commissione, abbiamo garantito fatturati in crescita, ci sono stati richiesti incrementi di vendite, altrimenti ci avrebbero chiuso i codici.

Molti di noi sono saliti a bordo di bellissime navi e avevamo con noi i nostri "strumenti" per fotografare le cabine, i ponti svago, i ristoranti, la discoteca e farle girare sui social per invogliare le persone ad andare in crociera.

Abbiamo fatto accordi con i DMC per essere svincolati dai Tour Operator, abbiamo cominciato a creare i "nostri pacchetti", ad organizzare eventi rivolti ai nostri clienti.

Pur consapevoli che il nostro lavoro non è più quello degli Anni 90, ci siamo comunque "attrezzati" per cercare di portare a casa il massimo del risultato, confortati anche da un'estate 2019 in cui comunque avevamo notato un ritorno nelle agenzie, e per chi fa incoming, era stato un anno d'oro se non di platino.

Cominciammo a sentire delle notizie che parlavano di rischio contagio in Italia, apparve qualche primo virologo a spiegarci qualcosa ma sembrava che ancora non ci si dovesse preoccupare.

"L'influenza è peggio fa più vittime"

"I media devono sempre creare allarmismo per crearci problemi, passerà tutto"

Volevamo essere tutti ottimisti e positivi... ed invece sappiamo come è andata.!

Ogni meta turistica su cui avevamo sempre creato i nostri business, ci chiudeva la possibilità di accesso.
Ci sentivamo gli "appestati" e ci chiedevamo come fosse possibile che in altri paesi, anche a noi vicinissimi, questo virus non fosse arrivato. 
Era arrivato ma solo che anche i loro governi tendevano a minimizzare per non creare destabilizzazione.

Ci siamo ritrovati dentro le nostre case, abbiamo trasformato una stanza in un'agenzia di viaggi, perché non potevamo più andare nelle "reali agenzie di viaggi".
Hanno coniato un termine per addolcire il dramma e ci hanno detto che si può lavorare in "smart working"... anche se poi così smart non lo è affatto.!

In queste "virtuali agenzie" abbiamo dovuto gestire difficili emergenze. 
Situazioni che richiederebbero concentrazione, e invece molti di noi hanno dovuto fronteggiare questo problema, condividendo spazi con altre persone del nucleo familiare, esse stesse "agli arresti domiciliari"

Nei primi giorni mentre eravamo focalizzati nella gestione dell'emergenza arrivavano cori dalle finestre, inni dai balconi, concerti di pentole e padelle....

Si sperava in un ritorno alla normalità in breve tempo, ed invece i tempi si sono allungati oltre ogni auspicabile previsione.

Non potendo più andare ai workshop, alle fiere, alle "serate" ai "lunch working", gli operatori hanno cominciato a mandarci inviti a partecipare ai webinar (più facile di "seminario interattivo su Internet")




Ci siamo ritrovati catapultati in giornate in cui siamo passati da Zoom (lo zoom che piace a me era quello che usavo quando facevo belle foto in viaggio), a Google Meet, a dirette su Facebook ed Instagram. 
Abbiamo dovuto scaricare app in continuazione.

C'è chi ha organizzato i Karaoke, chi "gli aperitivi on line", chi "corsi di marketing e formazione"

Piazze virtuali, dove spesso abbiamo fatto i conti con delle reti non adeguate, con acustiche non gradevoli: a volte quattro partecipanti, a volte comizi di persone.

Uno degli appuntamenti più "angoscianti" era quello serale con "Giuseppe" a cui ci appellavamo perché speravamo che arrivasse qualche aiuto a darci speranza.

Un'insolita estate italiana in cui gli agenti di viaggi, anzi a dire il vero una parte della categoria, si è ritrovata in più occasioni a "scendere in piazza" non per "incendiare auto e distruggere vetrine" ma per far capire a chi ci governa quanto sia importante il settore del turismo.

Si sono create delle reti che hanno trovato soprattutto nei social un grande catalizzatore.

Sono nate nuove idee che "dovrebbero" trasformare il lavoro dell'agente di viaggi. 
Alcune di queste iniziative sono nate da persone che già vivono questo lavoro e quindi ne hanno esperienza, altre sono reti che stanno cercando di intercettare degli adepti.

Un'insolita estate italiana.

Anche quando siamo tornati nelle nostre agenzie, abbiamo guardato le pile di cataloghi che ci avevano consegnato prima del "lockdown" (altro bell'anglicismo per addolcire il "confinamento") ci siamo chiesti "e adesso che ci faccio di tutti questi cataloghi ?"

I tour operator non potevano certo mandare in stampa cataloghi dedicati solo all'Italia perché ancora non sapevano che avremmo potuto vendere solo il "turismo di prossimità"

E siamo passati alla fase delle idee di viaggi per il turismo domestico.

Molti di noi abituati a programmare e vendere altre tipologie di viaggio hanno "sofferto" nel doversi riposizionare.

E' stato come svegliarsi da un "addormentamento" e abbiamo scoperto quanto fosse bella la nostra Italia, quante proposte di viaggi avremmo potuto creare in Italia.


Mai come in questo periodo ho visto un fiorire di idee di viaggi in Italia: dalle barche e ville per clienti stile Briatore, alle passeggiate tra le pecore (con tutto il rispetto per le pecore), alle visite città per piccoli gruppi, in un mix che denota da una parte il desiderio di non soccombere, ma anche la difficoltà nel riposizionare un target, un brand, con il rischio di snaturare anche il brand principale.

Un'insolita estate italiana.

Sin dai tempi della scuola ci hanno insegnato l'importanza del voucher come uno degli strumenti più importanti per le agenzie. 
Un foglio di carta che presentato in qualsiasi albergo del mondo dava diritto ad un soggiorno. 
Un termine che spesso abbiamo faticato a far comprendere a chi si accingeva a partire e gli sembrava stano che a fronte di un investimento di soldi, gli stessimo consegnando un voucher o un "buono di cambio". 
Dietro le nostre spiegazioni il cliente usciva dall'agenzia più tranquillo.

In questa insolita estate italiana il "voucher" è diventato uno strumento che invece ha creato forti attriti tra le agenzie, i tour operator e i clienti. 
In questa insolita estate, i clienti sono usciti dalle agenzie con un voucher per non andare in vacanza, per aspettare che potranno farsela la vacanza....

A complicare le cose è arrivato il "buono vacanza": chi lo accetta, chi non lo accetta, come lo accetta, tutto questo per "aiutare il settore a riprendersi...."

Nella mia vita professionale, anche negli anni più complicati, l'estate ha sempre rappresentato un periodo di intenso lavoro, di intensa attenzione, seguito da un periodo di "decompressione" per poi cominciare a pensare di nuovo al da farsi.

Potrò inserire nel mio diario di "agenti di viaggi" anche il racconto di un'insolita estate italiana. 

Voglio sperare che sia il racconto di un'unica insolita estate italiana e poi ci si possa avviare verso una prossima estate che sia un'estate che non ci faccia dormire la notte, non perché la notte ci porti angoscia ma perché la notte ci porti l'adrenalina per una nuova, intensa, giornata di quel bel lavoro che tutti noi amiamo ancora fare.

Santo David

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